Le mie frasi preferite di Diego De Silva: breve prontuario per sorridere anche nelle situazioni più catastrofiche.

Da diversi giorni cerco di trovare una mia strada, non so cosa leggere… o meglio non so cosa voglio leggere per prima. Quando succede questo, vado a riprendere i libri che mi hanno lasciato un segno, così mi sono rimessa a leggere le mie note su Diego De Silva.

Diego De Silva è un brillante scrittore e giornalista napoletano, che ho iniziato a leggere con Terapia di coppia per amanti, e non ho più lasciato. Ho apprezzato sin da subito il suo modo di essere ironico, cinico, sprezzante delle convenzioni sociali. Ma, il fenomeno che si verifica solo leggendo i suoi libri è questo: io leggo, ma mi sembra di sentirlo parlare con il suo accento partenopeo.

Ho voluto condividere con voi la mia personale lista di frasi preferite tratte dai suoi romanzi, un po’ per riflettere e un po’ per sorridere davanti al suo modo di descrivere le delusioni e la vita in generale.

Spesso la gente non ha le emozioni chiare, figuriamoci le idee.

La scelta del luogo in cui si affronta una discussione sentimentale è importante. Dovessi progettare una casa, studierei uno spazio apposta. Una stanza spoglia, credo senza mobili ne quadri. Al massimo una sedia, un tavolino e una lampada per quando è buio. Perché gli oggetti sono portatori di ricordi, e danno dolore se te li trovi intorno nei momenti sbagliati.

La verità, che conosco anche troppo bene, è che non ho più un amico a cui raccontare le cose che mi capitano. Che in giro non si trova più niente di gratuito. E io sono così stanco di pagare tutto.

Non mi piace sapere che le cose dureranno a lungo, specialmente quando cominciano.

È quando mi trovo davanti a persone così che penso di aver sbagliato un sacco di cose. Sapessi quali.

Che mistero molecolare nascondono quelli che si accontentano?

Accettarti per quello che sei è il contentino che ti dai quando non ti accettano gli altri. […] Mentre è dagli altri che bisogna essere accettati, e possibilmente richiesti. […] Allora sapete cosa vi dico? Che se gli altri -una su tutte- non vogliono prendersi il disturbo di accettarli (anzi richiedermi, e farsi anche concorrenza) per quello che sono, che vadano pure a farsi correre. Figuriamoci se oltre a subire la mortificazione di non essere accettato, mi metto anche ad accettarmi da solo. Cosa dovrei fare, lavorare al posto tuo?

Siamo piuttosto ignoranti in materia d’infelicità, soprattutto della nostra.

Non mi convincono quelli che passano da un amante all’altro senza sforzo.

Mi domando perché le decisioni si debbano sempre prendere su due piedi. La risposta è semplice: perché è così che si decide. Chi si concede del tempo per decidere sta solo rinviando il momento della decisione, venuto il quale deciderà comunque su due piedi.

Ho riflettuto molto in questi giorni. E la sai una cosa? Non ho capito niente.

Non sopporto le persone che rispondono a monosillabi e poi non dicono più una fetente di parola. Roba che, dopo un po’ quel silenzio di merda ristagna fra te e loro, ti viene voglia di dirgli: “Ehi, vaffanculo”. Io questa gente qua la odio, sul serio.

Voi che libro preferite di Diego De Silva?

Manu

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