D’amore si muore, ma io no

Saranno gli ormoni, sarà che ho appena finito di leggere tutto d’un fiato un libro che mi ha appassionato, o sarà che mi sono sentita coinvolta, ma ho le lacrime agli occhi e sorrido pensando al finale “vero” di questo libro.

D’amore si muore, ma io no è stata una vera e propria rivelazione. Questa volta la mia musa è stata la mia amica di sempre, Agostina, con cui condivido questa passione nonostante i pochi chilometri che ci separano!

Guido Catalano racconta le fasi dell’innamoramento tra un poeta basso, sovrappeso e con qualche problema di alcool e una aracnologa bellissima. La storia tra Giacomo e Agata viene descritta e sviluppata in tutta la sua metamorfosi: questa volta, invece, le insicurezze sono dell’uomo, infatti i tempi sono scanditi dalla volontà di Agata, più che dalle scelte di Giacomo.

Il romanzo è arricchito da frasi ad effetto, infatti mi ritrovo un libro pieno di sottolineature, note aggiunte, evidenziature: voglio ricordare tutto di questo libro! Condivido con voi, le frasi che più mi hanno fatto sorridere, commuovere, riflettere.

Vi auguro di leggerlo e di provare delle emozioni autentiche, così come è successo a me.

Manu

Ti ho cercata un sacco, sai?»
«E come hai fatto a trovarmi?»
«Prima ho seguito il sentiero di mollichine di pane.»
«E poi?»
«Il bat-segnale.»
«E poi?»
«La stella cometa.»
«E poi mi hai trovata?»
«Sì. Eri bella.»
«Ero simpatica?»
«Eri sorridente.»
«Ero contenta.»
«Ero impacciato.»
«Però mi hai baciata.»
«Come fosse l’ultima cosa che facevo prima di partire per la guerra.»
«Avevo un bel vestito?»
«Sì, blu e rosso corto, un sacco primaverile.»
«C’era il sole?»
«C’eravamo tu, io e il sole.»
«Hai fatto bene a cercarmi.»
«Sei stata brava a farti trovare

Il silenzio si ottiene con il silenzio. […] Il buio si ottiene con la luce.

Se c’è una cosa che mi piace son le ragazze che mi fanno le domande. È così pieno di gente che parla e così raro trovare gente che abbia voglia di ascoltare e di domandarti.
Mi chiedo, alle volte, dove vadano a finire tutte le parole dette, dato che sono così poco ascoltate. Tanto parlare, poco ascoltare. Dove vanno a finire?
Lo sapete voi?
Probabilmente c’è una sorta di Purgatorio di parole, di pensieri, di frasi che sono state dette e che nessuno ha veramente sentito.

Sei davvero innamorato?”
“Sì.”
“Di una che non sai manco il cognome?”
“Sì.”
“Occhio Giacomo.”
“A cosa?”
“All’amore.”
“In che senso?”
“La canzone di Milva.”
“Quale?”
“D’amore si muore.”
“Lo so.”
“Dunque?”
“Ma io no”

Insomma, concludendo, muori pure per amore che fa bene. È un’esperienza che va fatta, spesso inevitabile. Io sono morto e resuscitato un paio di volte ed entrambe le volte mi son risvegliato più incazzato che mai, ho strappato il sudario che avvolgeva il mio corpicino sofferente, ho dato un calcio al masso che ostruiva la cripta e ho ripreso la lunga, lunga strada verso l’ovest!

Ti va di rendermi felice?»
«Neanche per sogno.»
«E perché mai, mia cara?»
«È pericoloso, mio caro.»
«Da che punto di vista? Se è lecito.»
«Renderti felice significa avere il potere di renderti infelice.»
«Accetto il rischio.»
«Sei sicuro?»
«Lo sono.»
«Ti amo.»
«Sono felice.»
«Non ti amo più.»
«Soffro.»
«Vedi?»
«Cristo, avevi ragione.»
«Lo so, è una storiaccia.»
«Devo riflettere.»
«Rifletti pure.»
«Ho riflettuto.»
«A quale conclusione sei arrivato?»
«Voglio essere felice.»
«Anch’io.»
«Allora basta cazzate e accolliamoci ’sto rischio.

Non voglio sapere dove vai. Voglio sapere che torni.

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