Norwegian Wood/ Tokyo blues, Haruki Murakami

Da diverso tempo non mi capitava di non voler finire di leggere un libro, provare dispiacere a distaccarmi dalla storia, avere trovato una dimensione parallela che mi apparteneva davvero. È quello ho provato leggendo Norwegian Wood, non conoscevo Haruki Murakami e un po’ me ne vergogno ad ammetterlo.

Watanabe Toru è un ragazzo di Tokio legato sentimentalmente a due donne: Naoko, sua amica di infanzia e Midori, collega universitaria. È un libro che parla di alienazione, della società giapponese, delle insoddisfazioni, del filo sottile che esiste tra la vita e la morte. Naoko è il personaggio più fragile che abbia mai letto, in seguito alla morte prematura del suo fidanzato e di sua sorella, subisce profondi traumi che la portano ad avere difficoltà nell’esprimersi, fino a quando non dovrà ricoverarsi in un piccolo centro di recupero.

Midori è una ragazza che insegue la vita, nonostante la perdita della mamma, la malattia del papà, cerca di lavorare e studiare, ma soprattutto di condurre una vita normale.

Watanabe è in mezzo a due poli opposti, incapace di prendere la decisione più giusta per lui, senza ferire nessuna delle due ragazze.

Sono molto particolari le descrizioni dei luoghi di Tokio, degli hotel dell’amore, il consumo smisurato di alcolici, tutto riportato per farlo vivere e guardare anche ad occhi chiusi.

Sconsiglio la lettura di questo libro a chi, come me, ha la lacrima facile, chi si ritrova a leggere esperienze vissute. Un ottimo libro, triste ma tanto sentimentale senza essere mai scontato.

4 Comments

  1. A me “Norwegian Wood” è stato regalato e ne sono rimasta molto colpita… Credo che sia un libro difficile da descrivere, che tocca argomenti davvero profondi. Per esempio, io sono rimasta impressionata dalla storia di Reiko: una persona come tante, che all’improvviso si è ritrovata tutta sottosopra…

    1. La letteratura giapponese è stata una vera e propria rivelazione. D’altronde la loro cultura, il loro modo di urlare in silenzio, la loro saggezza confusa per freddezza di sentimenti è qualcosa di unico. Per ora leggo Charlotte Bronte, mi serviva un buon vecchio libro classico 🙂

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