L’eleganza del riccio, Muriel Barbery.

Almeno una volta nella nostra vita di lettori si pratica l’antica arte del riciclo dei libri che non ci sono piaciuti, che non siamo riusciti a finire, che non abbiamo capito e dunque abbandonato senza remissione alcuna.

Un giorno curiosavo tra i libri di mio padre e ho letto questo titolo: “L’eleganza del riccio”. Il processo alle (mancate) intenzioni di mio padre sul condividere quel libro con me, è stato immediato! Mai e poi mai, con la ragione di chi ha apprezzato e amato un libro, avrei potuto immaginare di sentire che lo considerava noioso, di poco spessore.

Per me era una vera e propria sfida con me stessa, volevo vedere se il mio intuito faceva cilecca o era ancora lo stesso, così ho iniziato a leggerlo.

È un romanzo ambientato a Parigi, vede ben due protagoniste: Renée, portinaia, 54 anni; Paloma, 12 anni, adolescente con manie suicide. La narrazione è in prima persona, dunque segue due fili narrativi distinti: nello stesso palazzo vivono sia Renée che Paloma, ed è possibile leggere come sia vissuta da entrambe la nascita di una profonda amicizia e complicità. Infatti, entrambe le protagoniste hanno in comune molto più di quanto si possa immaginare: entrambe nascondono agli occhi della società la loro vera “essenza”, la loro natura, il loro pensiero, le loro passioni.

Renée nasconde di essere un’autodidatta, non ha all’attivo una collezione di titoli accademici, ma trascorre tutto il suo tempo leggendo romanzi, saggi, libri di ogni genere. Nei cliché della società dell’alta borghesia parigina, probabilmente, è fuori da ogni immaginazione che una persona priva di cultura in senso accademico possa essere altrettanto colta tra le sole mura domestiche.

Paloma, invece, è una bambina “fortunata”: è nata in una famiglia oggettivamente ricca, peccato che ogni membro della famiglia abbia vita a sé. Così, inizia a progettare il suo suicidio il giorno del suo compleanno, decidendo di scrivere un diario dei suoi ultimi giorni di vita.

La vita di entrambe verrà scossa dall’arrivo nel palazzo di un nuovo inquilino, Ozu, un uomo giapponese che riconoscerà in entrambe le loro qualità, il loro valore, mettendo a nudo le loro personalità.

È simpatica la coincidenza del personaggio giapponese anche in questo romanzo, ma ormai è una costante delle mie letture non solo del presente, ma mi rendo conto anche del passato.

Il finale del libro rende sensata ogni singola parola letta, ogni discorso, ogni monologo, ogni analisi del pensiero. So che ne è stato rappresentato anche un film, ma non ho il coraggio di guardarlo, preferisco lasciare pura l’idea che ho del libro ma lascio il link per i più coraggiosi.

Come sempre, condivido con voi qualche frase che porto sempre con me, augurandovi buona lettura!

Manu

“Non usare il tuo corpo per attirare attenzioni, troverai solo persone disposte ad usarlo. Ricopriti di aculei e toglili solo a chi ti vuole per quello che sei dentro non per il tuo corpo.”

“Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all’incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell’altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire.”

“In realtà temiamo il domani solo perché non sappiamo costruire il presente e quando non sappiamo costruire il presente ci illudiamo che saremo capaci di farlo domani, e rimaniamo fregati perché domani finisce sempre per diventare oggi.”

2 Comments

  1. Questo libro per me è stato sorprendente e complicato. Complicato perché, nonostante avessi trovato l’inizio abbastanza scorrevole, poi avevo cominciato ad arenarmi… Sorprendente perché vi ho trovato dentro un sacco di “pensieri profondi”, per dirla con le parole di Paloma 🙂 Forse non è un libro che consiglierei proprio a tutti, ma senza dubbio lascia un’impronta nell’animo…

    1. È proprio così. Infatti mio padre ne fu ben felice di liberarsene, lo trovò troppo complicato da leggere. Io invece l’ho amato, l’ho letto più volte ed è sempre più bello.

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