Perché non riusciamo a concludere tutto quello che iniziamo?

Giovedì 21 giugno, ore 07.45, sveglia ore 04.30 grazie a mia figlia, e mentre cerco di recuperare un po’ di energie spese ho iniziato a pensare a tutto quello che ho iniziato e non ho mai finito. Inevitabilmente, la riflessione si è riversata sui libri, sarà che a casa sono circondata ma ho iniziato a guardarmi intorno e a fare l’ennesima lista, questa volta di libri che ho rimesso a posto senza terminarli. Non è una cosa così usuale per me, di solito mi impegno nel concludere ogni lettura, anche se a singhiozzo, ma ci sono stati dei casi in cui non sono riuscita ad andare oltre le 70 pagine.

Potrebbe trattarsi di una questione di tempistica mal azzeccata, o semplicemente di una mancata affinità con il testo. Potrebbe essere il libro giusto nel momento sbagliato o il libro sbagliato e basta?

J.K Rowling, Il seggio vacante

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“A chi la visitasse per la prima volta, Pagford apparirebbe come un’idilliaca cittadina inglese. Un gioiello incastonato tra verdi colline, con un’antica abbazia, una piazza lastricata di ciottoli, case eleganti e prati ordinatamente falciati. Ma sotto lo smalto perfetto di questo villaggio di provincia si nascondono ipocrisia, rancori e tradimenti. Tutti a Pagford, dietro le tende ben tirate delle loro case, sembrano aver intrapreso una guerra personale e universale: figli contro genitori, mogli contro mariti, benestanti contro emarginati. La morte di Barry Fairbrother, il consigliere più amato e odiato della città, porta alla luce il vero cuore di Pagford e dei suoi abitanti: la lotta per il suo posto all’interno dell’amministrazione locale è un terremoto che sbriciola le fondamenta, che rimescola divisioni e alleanze. Eppure, dalla crisi totale, dalla distruzione di certezze e valori, ecco emergere una verità spiazzante, ironica, purificatrice: che la vita è imprevedibile e spietata, e affrontarla con coraggio è l’unico modo per non farsi travolgere, oltre che dalle sue tragedie, anche dal ridicolo.”

Ogni tentativo è stato vano, oltre un mese per leggere 70 pagine… una fatica incredibile! Se qualcuno di voi lo avesse letto, provi a farmi cambiare idea.

Claudia Piniero, Le vedove del giovedì

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“Alla periferia di Buenos Aires, dietro alti muri perimetrali, al di là di cancelli rinforzati e affiancati dalle garitte della vigilanza, si trova il complesso residenziale di lusso Altos de la Cascada. Fuori, la strada, la baraccopoli di Santa Maria de los Tigrecitos, l’autostrada, la città, il resto del mondo. Ad Altos de la Cascada vivono famiglie facoltose che hanno lo stesso stile di vita e che vogliono mantenerlo, costi quel che costi. In quest’oasi dorata di pace e tranquillità, un gruppo di amici si riunisce una volta alla settimana lontano dalla vista dei figli, delle donne di servizio e soprattutto delle mogli che, escluse da questi incontri virili, si autonominano, ironicamente, “”le vedove del giovedì””. Ma una notte la routine si spezza rivelando il lato oscuro di una vita “”perfetta””.

Il problema di questo libro è che accade tutto nelle prime dieci pagine, dopo è un excursus al contrario sulla storia dei protagonisti assassinati. Peccato…!

Nikolai Gogol, Le anime morte

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“La storia di Cicikov, geniale artista del raggiro, antieroe plebeo che insegue il pallido miraggio degli ideali borghesi: il suo viaggio alla ricerca di “anime morte” per ottenere aiuti finanziari dallo Stato è, come ha scritto Michail Bachtin, “un’allegra marcia carnevalesca nell’inferno”, in cui tutti i valori sono capovolti in un avvolgente e paradossale realismo negativo: il benessere, la famiglia, la rispettabilità, ciò cui Cicikov aspira di più si tingono di grottesco, e la sua storia e quella dei personaggi da lui incontrati si rivelano come altrettante tappe di un epos mancato, di una gigantesca parodia omerica che anticipa le avventure di altri illustri antieroi del romanzo moderno.”

Adoro la letteratura russa, il loro realismo, la realtà descritta in ogni minimo dettaglio, ma confesso che questo libro mi ha letteralmente angosciato: il viaggio del protagonista alla ricerca dei contadini morti era troppo per me. Spero un giorno di riuscire a leggerlo con più leggerezza.

Giorgio Faletti, Fuori da un evidente destino

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“Il passato è il posto più difficile a cui tornare. Jim Mackenzie, pilota di elicotteri per metà indiano, lo impara a sue spese quando si ritrova dopo parecchi anni nell’immobile città ai margini della riserva Navajo in cui ha trascorso l’adolescenza e da cui ha sempre desiderato fuggire con tutte le sue forze. Jim è costretto a districarsi tra conti in sospeso e parole mai dette, fra uomini e donne che credeva di aver dimenticato e presenze che sperava cancellate dal tempo. E soprattutto è costretto a confrontarsi con la persona che più ha sfuggito per tutta la vita: se stesso. Ma il coraggio antico degli avi è ancora vivo ed è un’eredità che non si può ignorare quando si percorre la stessa terra. Nel momento in cui una catena di innaturali omicidi sconvolgerà la sua esistenza e quella della tranquilla cittadella dell’Arizona, Jim si renderà conto che è impossibile negare la propria natura quando un passato scomodo e oscuro torna per esigere il suo tributo di sangue.”

Non vorrei riassumere con un “non ho capito niente” ma è esattamente come sono andate le cose: non ho capito la trama, sebbene abbia letto oltre metà libro.

Marcos Chicot, Assassinio di Pitagora

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“510 a.C. Un’ombra incombe sulla comunità pitagorica di Crotone. Mentre il filosofo, ormai anziano, sta cercando un successore in grado di dirigere con la sua stessa autorevolezza la scuola da lui fondata, una serie di omicidi efferati colpisce i collaboratori a lui più vicini. Ogni morte avviene in un modo sconcertante e imprevedibile, che sembra indicare una mente oscura e potentissima, in grado di superare quella del maestro stesso. Quale oscuro ed eversivo disegno porta avanti l’uomo che nasconde il suo volto e la sua identità dietro una maschera? Per venire a capo del mistero, Pitagora chiama dall’Egitto Akenon, un uomo dall’acume eccezionale, che inizia a indagare con discrezione all’interno della comunità, affiancato da Arianna, la bellissima e geniale figlia del filosofo, che nasconde nel suo passato un terribile segreto. Insieme Akenon e Arianna scopriranno una spaventosa verità, perché il male si nasconde nel luogo più impensato…”

Carica di aspettative, ho iniziato a leggere questo romanzo ma quando ho letto della tortura inflitta a una coppia omosessuale ho provato una sensazione di nausea. So che è un puro ritratto dell’epoca, ma mi sono sentita come Alex Delarge in Arancia Meccanica: tutta quella violenza mi ha bloccato.

Sono curiosa di sapere se qualcuno di voi abbia letto questi libri, che sensazioni avete provato: ho bisogno di ricredermi! Vorrei tanto conoscere le impressioni di chi è riuscito a terminare anche soltanto uno dei libri della mia lista, lasciate un commento o mandatemi un messaggio!

Manu

4 Comments

  1. “Il seggio vacante” è uno dei libri che ho letto più in fretta..ma che in verità poco ricordo, non ricordo i nomi dei protagonisti, e nemmeno il finale..comprato in realtà perché della Rowling! Una cosa però che ricordo bene è che ho pensato per l’ennesima volta di voler avere anche solo un briciolo del suo talento! Stessa sorte con me “fuori da un evidente destino”, preso e lasciato molte volte, non mi ha mai conquistato..
    Un bacione 😘

    1. Grazie, mi hai fatto sentire più umana. Mi sentivo un mostro ad aver lasciato questi libri, carica di aspettative com’ero per i nomi degli autori. Baci a te :*

  2. Ammetto di non aver letto nessuno di questi libri – neanche una pagina. Non li ho acquistati e non li conosco (quello di J.K. Rowling solo di nome, ma non di fatto!). Però ho anch’io delle storie lasciate a metà… Non ho terminato né la trilogia “Queste oscure materie”, né “Le cronache di Narnia” (che in realtà vorrei assolutamente riprendere in mano), né “Ragione e sentimento”. Non so perché è successo, ma sono incline a credere che si tratti perlopiù di libri giusti letti nel momento sbagliato, come ipotizzato da te 🙂 Secondo me questo tipo di esperienze capitano a chiunque legge molto!

    1. È vero, quando si legge tanto si diventa più esigenti. Mi sembra di essere in torto ogni volta che lascio un libro, ogni tanto ci riprovo ma capisco che non è adatto a me.

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