La ragazza delle arance, di Jostein Gaarder.

È quasi mezzanotte, so che dovrei dormire ma voglio andare a letto sapendo che ho fatto qualcosa per alimentare il mio “sano egoismo”, come dice la mia amica Filomena. La situazione che sto lasciando non é delle migliori: avrei dovuto lavare i piatti, ma ho preferito portare a giocare alla mia piccola Ele al mare; avrei dovuto stirare, ma a quest’ora non ci penso proprio. Mi restano solo i “piaceri” dopo una giornata di doveri, così ritorno ad occuparmi del mio chiassoso blog.

Pochi giorni fa, la mia amica Francesca mi ha chiesto un consiglio su una lettura che doveva avere un’unica caratteristica: doveva avere tanto zucchero! Non so voi, ma io d’istinto le ho consigliato di leggere La ragazza delle arance, di Jostein Gaarder.

Vi riporto un estratto della trama:

Georg Røed ha quindici anni e conduce una vita tranquilla, come la maggior parte dei suoi coetanei. Ma un giorno trova una lettera che suo padre gli aveva scritto prima di morire e che aveva poi nascosto, affinché il figlio la potesse trovare una volta grande. In questa lettera il padre, Jan Olav, racconta la storia della “ragazza delle arance”, una giovane con un sacchetto di arance incontrata un giorno per caso su un tram di Oslo e subito persa. Per Jan è un colpo di fulmine. Georg si appassiona a questo racconto, che si accorge riguardarlo molto da vicino e che pian piano gli svela ciò che è accaduto prima della sua nascita; un racconto attraverso il quale la voce del padre lo raggiunge da lontano facendolo riflettere sul senso della vita.

È’ stato pubblicato per la prima volta in Itala nel 2004, ma il suo fascino é assolutamente eterno: è il classico libro senza tempo, bello anche da rileggere. È’ un libro dolce, non sdolcinato o stucchevole: é facile superare la linea di confine tra la dolcezza e il provocare il diabete.

Amo tutto ciò che scrive Jostein Gaarder, il suo stile fiabesco é unico e inconfondibile: leggerle un suo libro prima di andare a dormire regalerà una bella sensazione di pace interiore.

Voi lo avete letto?
Manu

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