“Puoi anche insistere a mandarmi via, ma io insisterò a tornare”: Voglio prenderti per mano, di Ann Hood

Sono al mio ultimo giorno di vacanza, ho finito di leggere un altro libro emotivamente impegnativo: è tutto perfettamente in linea con le mie emozioni, sto per lasciare un posto che sento mio, che mi ha fatto rinascere in un momento buio della mia vita, andare via vuol dire rinunciare a parte del mio benessere. Terminare Voglio prenderti per mano di Ann Hood mi ha aperto a un mondo migliore, mi ha fatto riflettere sul’indecisione umana: la verità è che siamo sempre scontenti, che l’erba del vicino è sempre più verde, che la felicità degli altri è sempre maggiore della nostra. Questo libro racchiude proprio quest’essenza, l’insoddisfazione legata a uno status: lo status di genitore biologico e adottivo.

Vi riporto un estratto della trama:

È una bellissima bimba senza nome quella che Chun tiene tra le braccia. Ancora pochi istanti e dovrà separarsene, avvolgerla nel drappo di stoffa, posarla nella cesta di vimini e allontanarsi in fretta, senza cedere alla tentazione di voltarsi. Perché se il cielo ascolterà le sue preghiere, la porta dell’Istituto non tarderà ad aprirsi e una nuova vita, più bella e più facile, comincerà per la piccola lontano da qui. Dall’altra parte del mondo, in quello stesso momento, Maya Lange sta lavorando perché il sogno di Chun, e di tante altre come lei, possa avverarsi. È specializzata in speranza Maya, fondatrice e proprietaria di un’agenzia di adozioni: grazie a lei, il dolore di una madre si converte nella gioia di un’altra, un destino apparentemente segnato vira di colpo e le fila di vite fino a un attimo prima distanti si intrecciano a formare nuove, indissolubili trame d’amore. Sono più di quattrocento le bambine a cui Maya ha trovato, negli anni, una nuova famiglia, una casa. Di ciascuna lei conserva un ritratto, un ricordo. E nei momenti peggiori, quando le ansie, le paure e i dubbi degli aspiranti genitori minacciano di travolgerla, è sufficiente che Maya guardi i loro visi per ritrovare di colpo la forza di ascoltare, rassicurare, consolare. Perché il solo dolore che Maya abbia rinunciato a curare è quello che si porta dentro, irrimediabile come la perdita che lo ha causato. Ma il destino è un filo impossibile da spezzare, e Maya sta per scoprire chi c’è all’altro capo del suo.

Nella prima pagina è possibile leggere la legenda del filo rosso, impossibile trattenere l’emozione:

Esiste un filo del destino di seta rossa. Si dice che questa corsa magica possa ingarbugliarsi o tendersi, ma mai spezzarsi. Quando nasce un bambino, quell’invisibile filo rosso lega la sua anima a tute le persone -passate, presenti e future- che abbeverano un ruolo nella sua ita. Col passare del tempo il filo si accorcia e si annoda, avvicinandosi per più le persone destinate a stare insieme.

La leggenda del filo rosso é il tracciato nascosto dell’intero romanzo, esiste un filo rosso che lega le cinque famiglie a Maya e alle bambine cinesi: la voglia di diventare genitori é sempre una reale necessità o la voglia di acquisire uno status imposto dalla società? Questo é il quesito tacito delle famiglie in lista per l’adozione delle bimbe: Theo e Sophie, Nell e Benjamin, Emily e Micheal, Charlie e Brooke, Susannah e Carter, sono queste le famiglie che metteranno a nudo i loro desideri, le loro anime e le loro paure.

È stata una lettura emotivamente impegnativa, la mia fatica è stata leggere del desiderio di diventare genitori, leggere della realtà cinese legata all’abbandono delle bambine, considerate portatrici di sfortuna: l’abbandono era una normalità, un iter delle famiglie cinesi legate alla politica del figlio unico, le mostruosità nate da questa legge sono indescrivibili.

Il romanzo segue tutta la vicenda legata all’adozione, dall’incontro delle famiglie alle assegnazioni con la conclusione del viaggio in Cina: portare per mano le bimbe in America é la vera avventura! Nella parte dedicata ai Ringraziamenti ho scoperto che il romanzo é in parte autobiografico: Ann Hood ha perso sua figlia, decidendo di adottare in seguito una bambina cinese.

Questo libro mi ha dato e mi ha tolto: mi ha dato la speranza che per ogni negazione della vita, esiste un percorso alternativo forse più faticoso ma altrettanto soddisfacente; mi ha tolto la convinzione che tutto accada per caso, la leggenda del filo rosso ne è una prova, siamo legati alle persone dal momento della nostra nascita, il filo può accorciarsi o annodarsi ma non si spezzerà mai.

Domani si ritorna a casa, con cinque libri in più e forse anche qualche chilo…

Manu

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