La ragazza nel bosco, di Carmen Weiz Lentini.

Oggi primo settembre, sento che si stanno avvicinando a me tutte le scadenze che ho rimandato finora: la ricerca dell’asilo per mia figlia, la ricerca di un lavoro e la ricerca di un nuovo equilibrio per conciliare tutto! Per fortuna il mio rientro a Messina è stato caratterizzato da una felice scoperta, ho iniziato a leggere il romanzo multiculturale La ragazza nel bosco di Carmen Weiz Lentini.

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Non avevo mai provato un’empatia così immediata con un romanzo che definire thriller è abbastanza riduttivo: convivono nelle stesse pagine diverse anime, una storia d’amore, un tema difficile come la tratta delle donne e l’emancipazione femminile. Vi riporto la trama:

“È un triste scherzo del destino quello che catapulta Anna, giovane ragazza brasiliana, in una realtà più grande di lei. Spinta dal desiderio di fare del bene, si ritrova schiava della tratta di esseri umani, in mano ad aguzzini senza pietà, pronti a venderla al miglior offerente.
Solo la sua astuzia le permetterà di fuggire, aiutata dall’ufficiale svizzero Thomas Graff, uomo dal cuore di ghiaccio e da un passato che non riesce a lasciarsi alle spalle. Uno scontro molto piccante tra due diverse culture che farà volare scintille!
Questa è la storia di Anna, ingiustamente vittima come tante altre donne. Tra intrighi, tradimenti, crimini e giochi del destino una giovane donna lotterà per la sua libertà e per l’amore.”

Leggere questo romanzo è stata una vera esperienza sensoriale, ho viaggiato in tutto il mondo, ho sentito le cascate del Reno e ho visto le comunità brasiliane in cui le ragazze fanno del volontariato perché non possono più vivere con la famiglia di origine. La storia di Anna è proprio questa: ha lasciato il Brasile sapendo che in Italia avrebbe fatto beneficenza e scoperto le sue radici, invece è finita dritta nella tela del ragno e in una tratta di donne a sua insaputa. La sua furbizia, l’aveva aiutata a scappare ma mentre i due malviventi la stavano riportando nel camion un giovane ufficiale svizzero, Thomas Graff, se ne accorge grazie al suo cane Betsy. Purtroppo Anna verrà gettata in una cascata e recuperarla sarà difficile, così come sperare che possa sopravvivere.

La narrazione è estremamente ritmata, stimolante, mai scontata così come si riesce a portare a termine il più ardito degli esperimenti di uno scrittore: la doppia voce narrativa, infatti il racconto segue sia la versione di Anna che quella di Thomas, riuscendo a rispettare le caratteristiche della natura umana di ognuno.

Il tema della tratta delle donne è un vero azzardo, scrivere è un atto di coraggio rivoluzionario per tutti sia uomini che donne: la vera emancipazione è la ribellione, ai cliché, alle regole di una società che ci vuole tutti uguali, che ci vuole madri, che ci vuole desiderabili, che ci vuole disponibili. I personaggi di questo libro sono uno legato all’altro mantenendo una propria identità, insegnando che a tutto è possibile rimediare e avere una nuova vita, così come hanno fatto Anna e Thomas.

Un altro punto a favore per l’autrice è il riportare a fine romanzo, le immagini dei luoghi che l’hanno ispirata sia svizzeri che brasiliani, così come le cascate di Neuhausen am Rheinfall.

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Spero di leggere altri episodi della serie Swiss Stories… Leggetelo e ditemi le vostre impressioni!

Manu

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