L’inventore di sogni, di Ian McEwan.

So di essere stata molto silenziosa qui sul blog, ho vissuto delle giornate impegnative e il tempo da dedicare alla lettura è stato davvero poco. Ma, finalmente, ho terminato la lettura de L’inventore di sogni, di Ian McEwan. Questo libro mi è stato caldamente consigliato dalla mia amica Sara, grande appassionata di libri come me, che mi aiuta a scoprire delle vere e proprie perle. Questo è uno di quei casi!

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Vi riporto un estratto della trama:

Un bambino sogna a occhi aperti e immagina di far sparire l’intera famiglia, un po’ per noia e un po’ per dispetto, con un’immaginaria Pomata Svanilina; oppure sogna di poter togliere al gatto di casa la pelliccia, di farne uscire l’anima felina e di prenderne il posto, vivendone per qualche giorno la vita, soltanto in apparenza sonnacchiosa; oppure sogna che le bambole della sorella si animino e lo aggrediscano per scacciarlo dalla sua camera… Fin dalle prime pagine di questo libro ritroviamo il consueto campionario di immagini perturbanti che sono un po’ il “marchio di fabbrica” di McEwan. Specialmente nella prima stagione della sua narrativa l’autore britannico ci aveva abituato a profondi e terribili scandagli nel microcosmo della famiglia, e in quei mondi chiusi e violenti i bambini e gli adolescenti giocavano sia il ruolo delle vittime e sia quello dei carnefici. Ne “I’inventore di sogni” McEwan ritorna sul luogo del delitto, ma lo fa con un tono e uno spirito completamente diversi, scegliendo il registro sereno e sdrammatizzante per definizione: quello del “racconto per ragazzi”.

Anche in questo libro, il protagonista è un bambino che si sente diverso dai suoi coetanei, senza comprenderne la ragione: non è violento, ama le attività solitarie, frequenta la scuola regolarmente partecipando alle attività, ma sembra che non sia sufficiente tutto questo. Dalla sua fantasia nasceranno delle situazioni al limite tra il tenero è l’assurdo, tipo far scomparire la famiglia o ritrovarsi ad essere un gatto. Il confine tra sogno e realtà è molto sottile, esattamente come lo è nella mente di un bambino: questa lettura inneggia al coraggio delle proprie idee usando l’arma più potente che possediamo, ma crescendo ci dimentichiamo come usarla. La fantasia aiuta ad affrontare tante situazioni problematiche, aiuta a sorridere o semplicemente, a metterci nei panni di chi si relaziona con noi. Ancora una volta, grazie Sara!

 

Voi lo avete letto?

Manu

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