Il cielo dopo di noi, di Silvia Zucca.

Gestire la mia emotività è sempre stata la cosa più complicata per me, mentre affronto la quotidianità, nei rapporti interpersonali ma soprattutto mentre leggo: trovarmi vis-à-vis con un romanzo intenso, vibrante di emozioni, ricco di personaggi “umani” fa di me una persona estremamente vulnerabile. Iniziare un romanzo atteso ed estremamente desiderato come Il cielo dopo di noi, di Silvia Zucca ha fatto emergere la parte più sognatrice, fantasiosa, e sensibile di me.

Il primo romanzo dell’autrice, Guida astrologica per cuori infrantimi aveva conquistata già dopo poche pagine per la sua vitalità, spensieratezza e per il divertimento che ha donato a tutti noi lettori. Quando sono venuta a conoscenza del suo secondo lavoro e della complessità e intensità della trama avevo letteralmente il prurito alle mani per l’impazienza e finalmente… l’abbiamo letto! Dico abbiamo, perché condivido alcune letture con una cara amica e insieme abbiamo deciso di leggere questo capolavoro della narrativa italiana.

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Vi riporto un estratto della trama:

Alberto, il padre di Miranda, è scomparso. Da dodici anni lei non ha contarti con la famiglia e quella notizia è come un fulmine in un cielo che si è sempre rifiutata di guardare e che, adesso, la chiama a sé con prepotenza. Così, frugando tra le carte del padre, trova una lettera datata 18 novembre 1944: è una lettera d’amore destinata alla nonna, Gemma. Ma chi è l’uomo che promette a Gemma di tornare da lei e da Alberto? Possibile che quel mistero sia collegato all’improvvisa scomparsa del padre? C’è solo un modo per scoprirlo: andare a Sant’Egidio dei Gelsi, il paese in cui lui e Gemma si erano rifugiati durante la guerra. E, sotto il cielo idilliaco della campagna piemontese, Miranda raccoglierà i frammenti di una storia solo apparentemente dimenticata; la storia di un ragazzino senza padre, costretto a crescere troppo in fretta, e di una donna obbligata a prendere una decisione terribile, che segnerà la sua vita per sempre. Una storia che la condurrà infine da Alberto, ma che soprattutto le permetterà di alzare gli occhi e capire che il futuro – il cielo dopo di noi – si rasserena solo se si ha il coraggio di cancellare le nubi del passato e di aprirsi all’amore.

La struttura del romanzo è molto particolare, l’autrice ha sviluppato la storia rispettando la bidimensionalità degli eventi: il passato e il presente coesistono in perfetta armonia, fino a ricongiungersi e dando tutte le risposte alle domande che sorgono durante la lettura. La telefonata a Miranda, la protagonista, in cui viene messa a conoscenza della sparizione del padre è un fulmine nella sua vita: dovrà riprendere i rapporti con la famiglia, che si rifiuta di frequentare da dodici anni.

I continui salti nel passato sono collegati al ritrovamento di una lettera indirizzata a Nonna Gemma, datata 1944, firmata da un certo Philip. Il romanzo è ambientato in un paese della campagna piemontese, Sant’Egidio dei Gelsi, in cui erano presenti sia le SS italiane, sia le colonie tedesche, sia i partigiani. Il clima politico era incandescente, condizionava la vita di tutti sia adulti che bambini, come il giovane Alberto, padre di Miranda. Pian piano si sbroglierà una matassa dalle dimensioni cosmiche sia del tempo presente che di quello passato: nel presente Miranda si occupa della ricerca del padre insieme a Francesco, una sua conoscenza ritrovata a Sant’Egidio per volontà e scherzo del destino.

La particolarità che più mi ha colpito è la struttura a “matrioska”, questo romanzo è esattamente come le bamboline di legno russe: ogni volta che se ne apre una, si trova qualcosa al suo interno, ed è esattamente così ne Il cielo dopo di noi, ogni storia custodisce dentro di sé tante altre piccole storie, che unite tra loro creano un’unica grande storia di vita, offrendo uno spaccato di storia contemporanea. Il mio battito cardiaco era perfettamente sincronizzato all’anima del romanzo, di una straordinaria intensità, complesso ma preciso nelle ricostruzioni storiche e soprattutto “umano”: il tema della famiglia ritrovata è centrale, e attorno ad esso si sviluppano tutti gli eventi.

L’arte di scrivere, così come l’arte di leggere, è un dono e Silvia Zucca è bravissima nel donare a noi lettori romanzi di questo spessore.

Manu

 

 

 

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