L’aroma nascosto del tè, di Jamie Ford.

Ho clamorosamente violato una delle mie regole: i cinque giorni che mi dò come tempo massimo per chiudere una lettura, sono diventati otto. Non volevo separarmi, non volevo chiudere il sipario su questa storia incredibile che Jamie Ford ne L’aroma nascosto del tè  ha coraggiosamente raccontato in questo romanzo. Si tratta di una storia vera, documentata dalle testate giornalistiche di Seattle del 1909 e degli anni a seguire.

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Le origini asiatiche dello scrittore non fanno che acuire la sensibilità a certe tematiche, come la compravendita di vite umane, la schiavitù, e la prostituzione minorile subita dalle popolazioni cinesi e giapponesi a cavallo tra il XIX e il XX secolo. I suoi romanzi trattano sempre tematiche di forte impatto, che richiedono uno stomaco forte e un cuore tenero per entrare perfettamente nello spirito del romanzo. Ho conosciuto Jamie Ford con Il gusto proibito dello zenzeroe ho creduto davvero di non aver mai letto una storia intensa, ma evidentemente sono di facili giudizi perché mi sono dovuta ricredere di nuovo.

Vi riporto un estratto della trama:

 

Davanti ai sentimenti non esistono regole, ragionamenti che tengano. Io non ce l’ho fatta, o meglio, non mi sono voluta separare da questo romanzo: la storia del piccolo Ernest per me era davvero incredibile, non avrei mai potuto credere che fosse una storia vera. Leggere le note dell’autore mi ha fatto provare dei brividi: il piccolo Ernest esiste, le testate giornalistiche del 1909 riportano la notizia che durante , l’Alaska-Yukon-Pacific, l’Esposizione Universale di Seattle, il premio in palio era un bambino di dieci anni, ma nessuno ha ritirato il “premio”; dunque ad oggi non si hanno notizie certe di cosa gli sia accaduto.

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Jamie Ford ha coraggiosamente scritto questa storia, ricamando quello che possa essere accaduto al piccolo Ernest: questo è una pagina della storia americana che giustamente viene taciuta, è stata talmente bene insabbiata che non ne avevo mai sentito parlare. Esistono fior di documenti, che la memoria storica americana ha ignorato: leggi sulla compravendita di esseri umani, la prostituzione minorile, ma più di tutto si omette che un bambino sia stato messo in palio a una fiera. Ma, nel romanzo il piccolo Ernest cresce e diventa padre, si sposa con Gracie e vive una vita tranquilla sempre nella città di Seattle.

Peccato, che sua figlia, giornalista investigativa, abbia condotto un’inchiesta proprio su questa lotteria e sul bambino dato in premio: quando ha scoperto che si trattava di suo padre, ha voluto scavare nel suo passato ma aiutare soprattutto sua madre a ricordare cosa sia accaduto in quegli anni.

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Questo romanzo è stato come un prisma per me, ogni volta che ne scoprivo un lato ne vedevo il riflesso di tutti gli altri, non è stato facile abituarmi a un evento che già dovevo essere pronta a leggere di un colpo di scena, di una novità inattesa.

Ammetto che mi abbia colpito questo più di ogni altra cosa, ammetto anche che la storia della casa a luci rosse e dell’amore del giovane Ernest mi abbia ancora più incuriosito: in un luogo di perdizione, nel quartiere più amorale di Seattle, lui aveva trovato ben due volte l’amore ma sarà il destino a scegliere per lui. La giovane Fahn, sua compagna di viaggio per gli Stati Uniti, gli porrà sempre una domanda: “Giovane Ernest, vorresti sposarmi?”

Ora tocca a voi scoprire il finale… Io ho fatto fatica a prevederlo, e confesso che mi mancano da morire le emozioni che ho provato, che conserverò per sempre. Ecco cosa succede a seguire il cuore, ignorando le regole… Avrei dovuto leggerlo senza affezionarmi. Adesso vado avanti con la mia lista e con il progetto della lettura condivisa di Vox. Lo leggerete insieme a me?

 

Manu

 

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