Sempre d’amore si tratta, di Susanna Casciani.

Anche la mia ultima lettura ha lo zampino della mia amica Sara, tempo fa mostravo la solita indecisione nello scegliere il libro giusto e lei candidamente mi scrisse: “Manu leggi Sempre d’amore si tratta di Susanna Casciani!”

Lunedì ho iniziato a leggerlo e ho trovato molto interessante che la protagonista fosse raccontata dagli occhi dei suoi famigliari e amici: di solito il protagonista ha un’immagine prepotente ed egocentrica, ma questa volta la piccola Livia verrà raccontata da voci più forti della sua.


Vi riporto la trama:

Descrizione


Bisogna prendersi cura dei doni come se fossero piccoli fiori selvatici: sbocciano senza il nostro aiuto, ma dobbiamo fare attenzione a non calpestarli, a non maltrattarli. 


E la piccola Livia di doni ne ha eccome. Come si fa a non accorgersene? Lei è una che quando si muove assomiglia a una nuvola trascinata dal vento, capace di rendere più colorato tutto quello che tocca. È timidissima, parla poco, però sorride a tutti. E poi ama scrivere, perché farlo la fa sentire diversa, nel senso di speciale, come se nelle sue vene al posto del sangue scorressero le parole. È un cuore puro il suo, e fragile, e per questo avrebbe bisogno di essere accudito e protetto. Però si sa, le stelle, le stesse alle quali Livia bambina si rivolge sommessamente tutte le sere, seduta sul terrazzo di casa, molto spesso si fanno gli affari loro e non sempre hanno voglia di guardare giù, di ascoltarci. Infatti, a un certo punto, nella vita di Livia accade qualcosa che le inceppa il cuore. Coll’aggravarsi della depressione della madre, tutto per lei diventa faticoso, difficile. Ragazzina sognatrice e poi giovane donna, Livia cerca comunque di spiccare il volo ma, quasi fosse una farfalla con un’ala di seta e una di piombo, non fa che sbattere da tutte le parti rovinando puntualmente al suolo. Così, caduta dopo caduta, sfinita da un amore – quello per la mamma malata – che si ciba della parte migliore di lei, inizia a non fare più caso alle piccole magie che accadono ogni giorno e finisce per rassegnarsi a lasciare andare tutti i suoi sogni. Quel che non sa è che l’amore è più potente di qualsiasi delusione e sa farsi largo anche tra le macerie di una vita che odora di terra bruciata come la sua… 

Sempre d’amore si tratta racconta la storia di Livia, dall’infanzia all’età adulta. E lo fa attraverso lo sguardo delle tante persone che, in momenti diversi, ne incrociano la strada, anche solo per poche preziose ore. Tante istantanee capaci di tratteggiare con precisione l’esistenza di una singola persona ma al contempo di raccontare anche un po’ di tutti noi, di quanto sia difficile accogliere l’amore nella nostra vita, prendercene cura, proteggerlo e quanto sia spesso più facile, piuttosto, fuggirlo, maltrattarlo o convincersi di poterne fare a meno.


La lettura di questo romanzo potrebbe essere paragonata a un album fotografico commentato da chi ha scattato le fotografie: la storia di Livia é vibrante, vera, forte, fragile, un uragano in un barattolo di vetro ma sigillato dalla paura di vivere e dalla paura di essere felici. Il vero mostro é la depressione raccontata dagli occhi di una bambina, dalla rassegnazione di un uomo che vorrebbe indietro sua moglie, dalla forza di una nonna che ribalterebbe il mondo solo per il sorriso della sua nipotina.

Ci sono senz’altro  letture più allegre, questo lo devo ammettere, ma gli spunti di riflessione sono talmente tanti che soffermarsi su un singolo momento narrativo diventa difficile. Da madre, ho provato delle fitte al petto leggendo della piccola Livia e del rapporto con la sua mamma, che vorrebbe curare con le parole dei suoi racconti. Le parole possono davvero curare una persona che ha perso la luce interiore? Me lo sono chiesta per tutto il libro, e il lieto fine di questo romanzo mi ha dato la risposta, anche se sofferta. 

Quello che davvero ho recepito come messaggio é che la maternità non è un dono e non è una questione genetica: la mamma di Livia era assente, il suo male le aveva portato via tutti i barattoli i della felicità , la mamma di Bianca era talmente anaffettiva e aggressiva da mettere in dubbio che fosse davvero sua madre. Essere madre non significa anche sentirsi madre, sono due cose completamente diverse.

Ho sei giorni per completare la mia lista dei buoni propositi: voi cosa state leggendo? Cosa ne pensate di questo libro?

Ricordo a tutti che lunnedì 9 inizieremo la lettura di Vox, di Christina Dalcher, partecipate numerosi!
Manu

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