Sabato? Latino americano!

Per una persona abitudinaria come me, avere degli appuntamenti fissi, dei punti di riferimento e della sana monotonia sono tutti elementi imprescindibili della mia indole. Va da sé, che tutto questo venga trasferito nel mio blog come parte integrante della mia vita: questo è il mio spazio dove posso essere Manuela e basta, non sono altro che me stessa.

Il  lunedì lo dedico alle novità editoriali, il martedì lo dedico alla mia passione per il romanzo svedese, ma oggi inauguro questa nuova rubrica dedicata alla letteratura sudamericana. Pochi giorni fa ho fatto un sondaggio su Instagram, chiedendo di scegliere per questo spazio tra la letteratura sudamericana e quella spagnola. Le risposte sono state in assoluta parità, dunque ho optato per la prima.

Dovendo scegliere un libro tra tutti, l’istinto mi ha guidato verso La figlia della fortuna, di Isabel Allende. Ricordo ancora quando ho scelto di acquistare questo romanzo, ci sono passata avanti più volte ma come sempre accade, nell’indecisione io mi butto e faccio sempre l’opposto di ciò che mi provoca un tentennamento. Così, quella mattina prima di andare in ufficio, sono andata in libreria e ne sono uscita molto soddisfatta. Non sapevo che si trattasse di una trilogia, così dopo tre giorni, ho acquistato tutti i volumi.

Vi riporto un estratto della trama:

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Cile, 1832: Eliza viene abbandonata ancora neonata sulla soglia di casa dei fratelli inglesi Jeremy, John e Rose Sommers, che si sono trasferiti a Valparaíso. L’eccentrica Rose insiste perché la piccola cilena venga adottata ed entri a far parte della famiglia. Eliza vive tra due mondi: le viene impartita un’educazione rigidamente anglosassone, nella speranza di un futuro sereno coronato da un buon matrimonio, e al contempo le vengono fatte conoscere dalla cuoca di casa, Mama Freisa, la vitalità, la magia e la carnalità del suo popolo. Si innamora perdutamente di un giovane idealista che lavora per Jeremy, Joaquín Andieta, il quale nel 1848, alla notizia che in California sono stati scoperti favolosi giacimenti d’oro, decide di salpare in cerca di fortuna. Eliza si mette sulle sue tracce e, assieme al medico cinese Tao Chi’en, si imbarca alla volta di San Francisco. Passa così da un’America all’altra, dove andrà alla ricerca dell’amato, tra dolore, sofferenza, speranza, fra avventurieri e banditi assetati di giustizia, sfidando sogni e sentimenti. La figlia della fortuna è la storia di molte passioni, amorose e politiche, per la terra, il mare, l’oro, per la libertà e la gioia d’esistere.

 

La figlia della fortuna è un libro sull’amore, sulla passione e sulla voglia di perseguire la libertà e la felicità come obiettivi primari. Eliza viene abbandonata sia dalla famiglia che poi dal suo fidanzato, motivo per cui andrà alla sua ricerca a suo rischio e pericolo. La sua vita cambierà totalmente durante la traversata che la porterà in California, incontrerà un medico cinese di cui si innamorerà follemente.

Ho amato questo libro per il calore che mi ha lasciato, Isabel Allende riesce a trasmettere proprio questo: calore, sentimento, si entra in profonda empatia con le vicende vissute dai personaggi, sebbene si tratti di un romanzo storico e ci si trovi in Cile nel 1832.

Questo è l’incipit del romanzo, una delicatezza espressiva carica di emotività e passione.

Tutti nascono con qualche talento speciale, ed Eliza Sommers scoprì presto di possederne due: un buon naso e una buona memoria. Il primo le servì per guadagnarsi da vivere e il secondo per potersene ricordare, se non con precisione, almeno con la poetica vaghezza degli astrologi.

Quel che si dimentica è come se non fosse mai successo, e i suoi ricordi reali o illusori erano talmente tanti che per lei fu come vivere due volte.

 

Che programmi avete per il fine settimana? Io ho una lettura fresca iniziata ieri, Magari domani resto di Lorenzo Marone e poi devo leggere circa 100 pagine di Vox per poterle commentare insieme a voi!

 

Manu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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