La danza dell’orologio, di Anne Tyler.

Speravo davvero di chiudere il 2018 con il libro che ho più dimenticato in tutta la mia vita: ogni progresso di lettura veniva irrimediabilmente dimenticato e dovevo iniziare sempre dall’inizio. Questa cosa non mi accadeva da tantissimo tempo, solitamente sono molto concentrata mentre leggo ma questa volta perdevo la bussola un po’ troppo spesso.

Il libro che non riusciva a rimanermi impresso è La danza dell’orologio, di Anne Tyler, come tutti i corteggiamenti lunghi e non concretizzati, le aspettative si caricano a mille rischiando di rimanere delusi. Ho tanto idealizzato questo romanzo, le recensioni di chi lo aveva letto erano brillanti, ma su di me ha provocato piccole crisi di amnesia…

Vi riporto un estratto della trama:

Willa Drake ha speso la vita nel tentativo di essere una donna affidabile, ragionevole, accomodante. L’esatto contrario di quella madre volubile, dal carattere impetuoso, che con i suoi umori violenti ha turbato la serenità della sua infanzia. Per questo ha acconsentito a un matrimonio forse precipitoso, finendo per rinunciare alle sue aspirazioni accademiche; per questo ha cercato di essere sempre comprensiva con i figli e di perdonare al marito la colpa più imperdonabile, quella di averla lasciata vedova. Troppo spesso, insomma, Willa ha permesso a qualcun altro di scegliere al suo posto. Fino a un pomeriggio di metà luglio come tanti, in cui una telefonata la sorprende mentre sta riordinando le sue fasce per capelli. Una telefonata da Baltimora, dove vive il suo figlio maggiore. Non è lui a cercarla: è una donna sconosciuta, che però è convinta di sapere molto di lei e, soprattutto, di avere urgente bisogno del suo aiuto. Senza dissipare l’equivoco, Willa decide impulsivamente di partire, nonostante la perplessità del secondo marito, che vorrebbe trattenerla. Willa si troverà a badare a una bambina di nove anni che non è sua nipote, ma un po’ lo diventerà; a portare a spasso un cane che da subito le obbedisce; a inserirsi nelle dinamiche di una comunità che non è la sua, ma forse potrebbe esserlo. Perché forse per Willa è arrivato il momento di aprirsi a nuovi legami, di scegliere stavolta la propria famiglia, per ricominciare.

La storia di Willa, sebbene mantenga un profilo basso, mi ha colpito: non ha nessuna infamia e nessuna lode, ma la sua tranquillità mista a passività è qualcosa di surreale. Tre eventi segnano la sua vita: l’aggressività della madre, il viaggio in aereo con la pistola puntata sul fianco e la morte del marito. In ognuna di queste tre cose, Willa non si scompone e continua a vivere la sua vita con serenità. Questo mi ha messo con le spalle al muro, mi sono chiesta se davvero sia così facile mantenere la calma davanti a un evento traumatico.

Improvvisamente Willa si ritrova in una vita che non è la sua, come se fosse sempre stata legata da un filo rosso con un’altra dimensione: si prende cura di una bambina, di un cane, dimenticando tutto ciò che le appartiene davvero. L’arrivo della telefonata in cui le si chiede di occuparsi di Cheryl ed Airplane è il vero punto di svolta del romanzo, peccato che avvenga a quasi metà libro. I tempi sono stati un po’ lenti, le descrizioni sono dettagliate ma la non-personalità di Willa è la vera protagonista.

“Ah”, disse Willa. “Secondo me è sempre un buon segno quando un uomo ama i gatti. E’ la prova che non ha bisogno di avere costantemente sotto controllo le cose”

Non ho capito se mi sia piaciuto davvero, non ho provato una particolare empatia dal momento che mi sento molto lontana da una personalità così poco spiccata. Adesso il vero problema, è che proietto le mie crisi alla scelta del prossimo libro. Non è decisamente la mia giornata… E siamo soltanto al primo dell’anno.

Manu

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