“Mi interessa il cambiamento che ha qualcuno quando ne ha la possibilità”: Fedeltà, di Marco Missiroli.



Il mio incontro con Fedeltà è stato guidato dal destino, ebbene sì, sono una fatalista e credo che niente accada per caso. Quando ho saputo che Marco Missiroli avrebbe presentato il suo ultimo libro a Messina, presso la Gilda dei Narratori (la mia libreria preferita), ho capito che era arrivato il momento di avvicinarmi a uno scrittore che non avevo ancora accolto nel mio piccolo mondo.



Così il 9 marzo mi sono armata di libro, e insieme a mia figlia sono andata in libreria per assistere a una presentazione meravigliosa: Francesco Musolino, talentuoso giornalista messinese, ha condotto un’intervista e ha presentato il libro in maniera impeccabile, bilanciando le sue domande tra curiosità e delicatezza. L’autore ha rivelato un dettaglio difficile da digerire, a me personalmente è arrivato come uno schiaffo: parte del romanzo è autobiografico, sua moglie aveva un debole per il suo fisioterapista e ogni martedì era sempre allegra e spensierata dopo le sedute. Esattamente come accade a Margherita con il suo fisioterapista Andrea…







Vi riporto la trama del libro prima di far partire a raffica tutte le mie idee sul libro…



Siamo sicuri che resistere a una tentazione significhi essere fedeli? E se quella rinuncia rappresentasse il tradimento della nostra indole piú profonda? La fedeltà è un’àncora che ci permette di non essere travolti nella tempesta, ma è anche lo specchio in cui ci cerchiamo ogni giorno sperando di riconoscerci. Marco Missiroli lo racconta andando al cuore dei suoi personaggi: lui, lei, l’altra, e l’altro. Noi stessi. Preparatevi a leggere la vostra storia.



«Il malinteso», cosí Carlo e Margherita chiamano il dubbio che ha incrinato la superficie del loro matrimonio. Carlo è stato visto nel bagno dell’università insieme a una studentessa: «si è sentita male, l’ho soccorsa», racconta al rettore, ai colleghi, alla moglie, e Sofia conferma la sua versione. Margherita e Carlo non sono una coppia in crisi, la loro intesa è tenace, la confidenza il gioco pericoloso tra le lenzuola. Le parole fra loro ardono ancora, cosí come i gesti. Si definirebbero felici. Ma quel presunto tradimento per lui si trasforma in un’ossessione, e diventa un alibi potente per le fantasie di sua moglie. La verità è che Sofia ha la giovinezza, la libertà, e forse anche il talento che Carlo insegue per sé. Lui vorrebbe scrivere, non ci è mai riuscito, e il posto da professore l’ha ottenuto grazie all’influenza del padre. La porta dell’ambizione, invece, Margherita l’ha chiusa scambiando la carriera di architetto con la stabilità di un’agenzia immobiliare. Per lei tutto si complica una mattina qualunque, durante una seduta di fisioterapia. Andrea è la leggerezza che la distoglie dai suoi progetti familiari e che innesca l’interrogativo di questa storia: se siamo fedeli a noi stessi quanto siamo infedeli agli altri? La risposta si insinua nella forza quieta dei legami, tenuti insieme in queste pagine da Anna, la madre di Margherita, il faro illuminante del romanzo, uno di quei personaggi capaci di trasmettere il senso dell’esistenza. In una Milano vivissima, tra le vecchie vie raccontate da Buzzati e i nuovi grattacieli che tagliano l’orizzonte, e una Rimini in cui sopravvive il sentimento poetico dei nostri tempi, il racconto si fa talmente intimo da non lasciare scampo.



La sensazione dominante è questa: mi sento come se qualcuno mi avesse tenuto la mano per tanto tempo per poi lasciarla all’improvviso, questo libro mi ha fatto lo stesso effetto. Mi sono sentita guidata, condotta con passi lenti ma decisi verso una strada fatta di malintesi, insicurezze, tentazioni, tradimenti razionali e consapevoli, ma il più delle volte sono soltanto propensioni e desideri repressi.



Qualcuno alla presentazione ha sollevato una piccola polemica sulle descrizioni dettagliate dei luoghi, sui nomi delle vie e sul rendere partecipe il lettore al punto da farlo sentire presente fisicamente nel luogo descritto: io ho amato proprio questo, le descrizioni sono l’anima di un romanzo e quando queste sono mancanti la mia empatia è pari a zero.


Ho scoperto che leggevo per matrimonio.




Il concetto di fedeltà qui è ben costruito e approfondito, non si tratta esclusivamente di fedeltà coniugale ma sopratutto di fedeltà a sé stessi, ai propri valori, ai propri desideri ma sopratutto alla propria vita. Carlo e Margherita si ritrovano disorientati, smarriti da una vita di coppia che ha perso lo smalto iniziale ma quel che resta è sufficiente per tenerli uniti, nonostante le fantasie sessuali verso altre persone.



Altro elemento che ha contribuito a un legame con questo libro è stata la “temperatura” di cui parlava Marco Missiroli durante la presentazione. L’intera narrazione è reale, autentica, è la vita osservata e toccata con gli occhi di chi legge: non puoi bruciarti, ma sentire il suo calore sì.



Questo romanzo concorre al premio Strega, non è difficile comprenderne il motivo: è un perfetto bilanciamento tra sentimento, passione nel senso più carnale possibile, paura, evasione ma alla fine si ritorna sempre a casa, si ritorna sempre nel luogo che offre le maggiori sicurezze…. Carlo Pentecoste fa questo nonostante tutto, Margherita invece è più deduttiva e controllata: proprio lei è stata il mio riferimento per tutto il libro, ho adorato Margherita, il suo amore incondizionato, i suoi sospetti pronti ad esplodere e la sua innata capacità di riflessione.





Sofia e Andrea, invece, le due principali tentazioni dei protagonisti sono delle vere sorprese… Non voglio aggiungere altro, ma questo non posso fare a meno di dirlo!



Adesso devo recuperare con i primi cinque libri scritti da Marco Missiroli, per la serie “meglio tardi che mai!”.





Manu

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