“Niente distrugge quanto l’amore”: Dentro soffia il vento, di Francesca Diotallevi.

La mia passione per i romanzi scritti a più voci è ormai nota, è una porta già sfondata. La vera bravura di uno scrittore, a mio parere, si misura dalla capacità di personalizzare lo stile di scrittura in base al personaggio a cui si da voce e Francesca Diotallevi è una scrittrice talentuosa proprio per questo. Confesso di non aver letto nient’altro che Dentro soffia il vento, ma il mio primo approccio con lei è stato come quello di due calamite che si avvicinano, non me ne sono più separata.

Il romanzo è molto intenso, duro, spietato per alcuni versi, ma rivela verità universali: l’amore non si insegna, qu3ello che conta davvero non è quello che si chiede ma come si risponde, e il potere delle parole unito all’amore è qualcosa di incontenibile. Il linguaggio dell’amore presuppone la capacità di saperlo riconoscere, di saperlo ricambiare anche con un gesto, ma più di tutto bisogna avere un cuore puro e non 3z,z da pregiudizi e stereotipi. Il villaggio di Saint Remy è proprio un concentrato di superstizione, stereotipi calcificati nelle teste dei suoi abitanti che impediscono di vedere con gli occhi del cuore ma con gli occhi dell’ignoranza. La vittima è Fiamma, una ragazza che vive nel bosco e non saprebbe vivere in nessun altro luogo proprio perché da sempre emarginata e rifiutata dalla comunità a cui appartiene.

Vi riporto la trama di Dentro soffia il vento:

Fiamma prepara decotti per curare ogni malanno: asma, reumatismi, cattiva digestione, insonnia, infezioni… Infusi d’erbe che, in bocca alla gente del borgo diventano «pozioni » approntate da una «strega» che ha venduto l’anima al diavolo. Il piccolo e inospitale capanno e il bosco sono l’unica realtà che Fiamma conosce, l’unico luogo in cui si sente al sicuro. La solitudine, però, a volte le pesa addosso come un macigno, soprattutto da quando Raphaël Rosset se n’è andato. Era comparso al suo cospetto, Raphaël, quando era ancora un bambino sparuto, le aveva parlato normalmente, come si fa tra ragazzi ed era diventato col tempo il suo migliore e unico amico. Poi, a ventuno anni, in un giorno di sole era partito per la guerra e non era più tornato. Ora, ogni sera alla stessa ora, Fiamma si spinge al limitare del bosco. Prima di scomparire inghiottita dal buio della notte, se ne sta a guardare a lungo la casa dove, in preda ai sensi di colpa per non essere andato lui in guerra, si aggira sconsolato Yann, il fratello zoppo di Raphaël… il fratello che la odia.

Le tre voci narranti sono quelle di Don Agape, il nuovo parroco del paese che arriva da Roma per trovare la sua pace interiore tra le montagne, Yann, il fratello di Raphael che è zoppo a causa di un incidente in montagna e Fiamma, additata da tutti come strega perché prepara decotti e rimedi naturali nella sua casetta nel bosco.

I nodi da sciogliere sono tanti, è una vera matassa. Yann e Raphael sono due fratelli molto diversi tra loro: il primo burbero e poco istruito, il secondo invece adora i libri ed è l’unico vero amico di Fiamma, al punto da portare al polso una ciocca dei suoi capelli come portafortuna. Purtroppo Raphael non farà ritorno dal fronte, e per Fiamma è l’evento più traumatico della sua vita: la loro amicizia era pura, vera, autentica.

La vita di un piccolo paese di montagna nasconde, dietro a un finto perbenismo, una fitta rete di relazioni dettate dalla necessità: la porta di Fiamma è quella a cui bussano quasi tutti gli abitanti del paese per chiedere dei rimedi contro diversi malesseri, incluso il dolore o l’insonnia. Il personaggio di Lucien Boriel è uno di questi, è un frequentatore assiduo della casetta nel bosco: è un insegnante in pensione che divulga il suo amore per i libri, per la conoscenza e sfida i pregiudizi che vivono con estrema resistenza verso Fiamma, ma prima ancora verso sua madre Vivienne.

Don Agape offre, invece, una lezione di vita affermando che Dio si trova nei dettagli, la vera differenza la facciamo noi: il nostro atteggiamento fa la differenza.

La fluidità di questo romanzo è sorprendente, di solito alcuni libri si prestano per saltare le pagine, per poi ritornare indietro: dimenticatevi di poter esercitare questo diritto con questo romanzo. Si legge tutto d’un fiato perché la domanda che vi tormenterà per tutto il libro sarà: “Ma dove vuole andare a parare Francesca Diotallevi? Che cosa succederà?”

Voi leggetelo e mi saprete dire se le mie domande sono state legittime…

Manu

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...