“Mia madre non lo deve sapere”, di Chiara Francini.

Il mio amore per Chiara Francini nei panni di scrittrice è incondizionato: io leggerei anche la lista della spesa scritta da lei, perché il sorriso che mi ritrovo in faccia è una conseguenza della mia immaginazione, io leggo Chiara ma sento la sua voce.

“Non parlare con la boccapiena è stato un libro travolgente, tenero, un esordio forte e portatore sano di dolcezza che arriva dritta dritta nel cuore di chi legge. Lo considero uno dei libri che più mi fanno sentire in pace con il mondo, proprio perché Chiara trova la sua pace e il suo equilibrio sempre e comunque: con due papà, con una vita vissuta di giorno nel suo studio medico e poi a casa vicino al suo albero di Natale, presenza costante e imprescindibile e poi ci sono le Galatine che le impediscono di parlare più del dovuto.

Il suo secondo romanzo, invece, “Mia madre non lo deve sapere” è una continuazione del primo romanzo e riprende esattamente da dove ha lasciato: Chiara ritorna con Federico, e papà Angelo cerca di continuare a vivere anche se soltanto a metà… ma la vera novità è l’arrivo di sua madre Eleonora.

Vi riporto la trama:

“Ho trentasei anni. Ma ho proprio bisogno di te. Di un Diario. Lo so che fa tanto Anna Frank, ma qui, nell’alloggio, da ieri siamo uno, o meglio, una di troppo. Ricordo che da piccola scrivere mi pacificava, rendeva piccino anche il dolore più straboccante. Ti chiamerò Lola. Fa un po’ mignotta, ma sono in un periodo in cui ho tanto bisogno di sole, siesta e Almodovar. Mi domando: cosa è venuta a fare Eleonora? Non parla. Annuisce solo, maligna, e beve del tè, macchiato con lacrime che escono copiose da una piccola ampolla d’argento impressa di pietre, pietruzze e doboloni. Una paura. Federico mi guarda come una che si è fatta una messa in piega da un parrucchiere cinese. Tua Chiara, una ragazza tanto sfortunata.”

Chiara lo sa: l’amore guarisce qualsiasi ferita, asciuga ogni lacrima, riassesta le ammaccature dell’anima. Fin da bambina, glielo avevano insegnato i suoi due papà, Giancarlo e Angelo, allevandola a poesia e Galatine, tolleranza e Natale-tutto-l’anno. È grazie a questa palpitante certezza che Chiara riesce di nuovo a sorridere alla vita dopo che babbo Giancarlo ha lasciato per sempre lei, papà Angelo e tutta la loro variegata famiglia di zie eccentriche, Supreme e amiche tatuate. La crisi con Federico, per fortuna, è superata e insieme hanno eletto a loro nuovo nido il Voilà, quella casa nel Ghetto di Roma che tanto era già stata importante per Giancarlo e Angelo. Federico ne adora il bagno per via della carta da parati verde in rilievo, Chiara ci sente tutto il calore di un grembo in cui mettersi in posizione fetale. Ma la vita è un susseguirsi di scherzi, dispetti e imprevisti, e nessun luogo, nemmeno il Voilà, può dirsi sicuro. Un venerdì, infatti, mentre Angelo come d’abitudine frigge triglie per tutti, suona alla porta Eleonora, la mamma-non mamma di Chiara. Con sé ha un trolley e un motivo segreto per cui ha abbandonato Londra. E ora si installa proprio al Voilà. Muta, immobile, rigida presenza. Ingombrantissima, assordante. Ma che cosa vorrà? Sciuperà il germoglio di felicità appena spuntato tra Chiara e Federico? Porterà con sé altre sciagure? Dopo lo straordinario successo di “Non parlare con la bocca piena” che ha rivelato il generoso talento narrativo di Chiara Francini, prosegue in questo romanzo la storia di Chiara e degli altri personaggi in una trama sorprendente che va ad arricchirsi di temi e protagonisti nuovi. I lettori vi troveranno non solo le ruvidità e la dolcezza di un rapporto madre-figlia che nasce, ma un’improbabile combriccola femminile che si riscatta con l’azzardo, colpi di scena e tutto un caleidoscopio di emozioni raccontate con sensibilità e ironia. E una conclusione che fa bene: «Condividere è come il lievito. Fa la felicità profumata e croccante».

“Mia madre non lo deve sapere” è il ritorno di una scrittrice che mi fa commuovere, mi fa ridere e mi fa pensare alla vita con un ottimismo. Chiara Francini ha questo dono, tenere viva l’attenzione dalla prima all’ultima pagina con una domanda costante: ma perché ha scelto questo titolo?

Nel primo libro, “Non parlare con la bocca piena” è un monito fatto dai suoi genitori, dietro dispaccio di Galatine per mettere a tacere la loro omosessualità. Nel secondo, “Mia madre non lo deve sapere”, si scopre anche alla fine il motivo per cui sua madre Eleonora dev’essere all’oscuro di qualcosa che non approverebbe.

Eleonora è un personaggio particolare, il suo ritorno non è spinto da motivi sentimentali o di amore per la figlia: è l’esempio più lampante di donna che non sente la maternità come un dono, ma come un impedimento. E’ un diritto della donna anche quello di non vivere la condizione di madre, il sacrificio in nome di un figlio non è sempre appagante. Le sue battute e i suoi messaggi in giro per casa attraverso i post-it sono la parte più divertente, Federico e Chiara avranno un’invasione in senso letterale di carta e di aromi al rosmarino…!

Finire di leggere anche il secondo libro di Chiara mi ha lasciato con il sorriso sulle labbra, e una sensazione di calore diffuso… Aspetto di leggere ancora di Chiara, del suo albero di Natale e delle Galatine che la aiutano a riflettere nelle situazioni più difficili, aiutandola a stare zitta per un po’!

Manu

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