“Impara a respirare la mia aria, così potremmo restare insieme per sempre”: La forma dell’acqua, di Guiellermo Del Toro.

Ogni lettore ha il proprio genere preferito e in quello trova sempre un rifugio sicuro dalla quotidianità, dalla noia, e grazie a questo è possibile evadere dalla realtà. Il genere fantasy è sicuramente il più indicato per ritrovarsi a immaginare una storia lontana dalla realtà e ricca di simbolismi che rievocano alcuni valori dimenticati.

Quando ho iniziato a leggere La forma dell’acqua di Guiellermo Del Toro mi sono sentita disorientata proprio per questo: siamo a Baltimora negli anni ’60 e una creatura anfibia con sembianze umane viene trovata nella foresta amazzonica dopo anni di ricerche. Viene chiamato il Dio del fiume e il fine ultimo è analizzarlo e studiarlo in laboratorio. In questa sede lavora una ragazza che non può parlare, Elisa, con la passione delle scarpe con i tacchi.

Vi riporto la trama di questo romanzo che definire solo fantasy è molto riduttivo:

Baltimora, 1962. Al Centro di Ricerca Aerospaziale di Occam è stata appena consegnata la «risorsa» più delicata e preziosa che abbia mai ricevuto: un uomo anfibio, catturato in Amazzonia. Il suo arrivo segna anche l’inizio di un commovente rapporto tra la singolare creatura ed Elisa, una donna muta che lavora al centro come addetta alle pulizie e usa il linguaggio dei segni per comunicare. Immaginazione, paura e romanticismo si mescolano in una storia d’amore avvincente, arricchita dalle illustrazioni di James Jean.

La lettura di questo romanzo presenta due tempi e due stili diversi di scrittura. La prima parte, infatti, presenta i personaggi, le abitudini di Elisa e il suo lavoro presso il centro di ricerca Occam, il ritrovamento del Dio del fiume e il suo arrivo presso la struttura per condurre esperimenti su di lui. Questa parte l’ho trovata più dark, la mia fantasia mi ha fatto immaginare delle cose che mi hanno impressionato un bel po’.

Nella seconda parte invece, prende il volo una storia d’amore unica tra due creature che non hanno un posto speciale nella società: Elisa perché usa il linguaggio dei segni e nessuno si impegna nel comunicare con lei perché “diversa”, lui perché è una creatura che serve solo per essere analizzata in laboratorio e spezzettarlo per condurre esperimenti atroci. Qui prende forma l’amore, quello vero, quello che si manifesta donando la libertà a chi si ama, a qualunque costo.

Una volta superata questa barriera la lettura scivola via, le illustrazioni sono spettacolari e aiutano a focalizzare ancora di più i protagonisti. Nel 2018 è diventato un film che ha vinto quattro Oscar ( tra cui miglior film e miglior regista). Confesso di aver paura di guardare il film, ma non per la delusione che provo sempre dopo aver letto un libro, ma proprio per la rappresentazione di alcune scene che mi hanno fatto rabbrividire solo leggendole.

Voi avete letto il libro e/o avete visto il film?

Manu

14 Comments

  1. Ciao. Non ho visto il film né letto il libro,ma solo il tuo post 🙂 Avevo l’idea che fosse una storia più banale, ma quando ho letto che lei è muta la cosa è cambiata. Tu lo consiglieresti di leggere?

    1. Assolutamente sì… È una storia bellissima. Ti consiglio di acquistare l’ultima versione economica della TEA, contiene anche le illustrazioni che hai visto nel post.

  2. Per ora ho visto solo il film… e l’ho amato profondamente come – quasi – tutti i lavori di Del Toro ❤
    Ma ho scaricato anche il libro, e sono seriamente incuriosita.
    Sto solo aspettando il momento più giusto per me per leggerlo 🙂
    Saluti

      1. Davvero??
        Non pensavo fosse così tosto…
        Non sembrava affatto dal film

      2. È molto intenso. Ho avuto una fortissima empatia con la storia, aggiungi che sono un tipo impressionabile e la frittata è fatta 🙂
        Devo ammettere che è un libro particolare e merita di essere letto. Magari più in là prenderò coraggio e guarderò il film, un bacio!

  3. Io ho visto il film e non mi è dispiaciuto 🙂 L’ho trovato molto fiabesco, anche se ci sono dei particolari “dark”. Mi lascia un po’ perplessa la decisione di aver ambientato la storia in un’epoca precisa, perché così si rischia di far credere che l’opera abbia pretese realistiche… ma a parte questo non c’è molto da ridire…

    1. In realtà nel libro si parla degli anni sessanta, non so poi nel film quanto abbiano collocato con precisione gli eventi…
      La storia è senza dubbio dark, infatti mi sono un po’ impressionata a leggere il libro 🙂

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