L’invenzione occasionale, di Elena Ferrante.

Elena Ferrante, o chiunque sia, rappresenta per me un modello, un riferimento letterario e un esempio di coraggio nel decidere di non apparire in alcun modo, se non in forma scritta con interviste e libri. Sulla sua identità si ipotizza tanto, si fanno illazioni, ma io confesso di non provare questa curiosità spasmodica, dal momento che se anche si chiamasse in qualunque altro modo, la mia idea sul suo talento e sulla sua sensibilità non cambierebbe.

La immaginavo come una donna forte ma insicura, un’acuta pensatrice, un’osservatrice ma tanti altri aspetti della sua personalità, a me sconosciuti, sono emersi leggendo il suo ultimo libro: L’invenzione occasionale, una raccolta di articoli scritti per il quotidiano britannico The Guardian.

Vi riporto la trama:

Illustratore:A. Ucini

Editore:E/O

Anno edizione: 2019

In commercio dal: 8 maggio 2019

Pagine: 113 p., ill. , Brossura

L’invenzione occasionale è composta da cinquantuno frammenti eterogenei di esperienze e di poetica, di intuizioni e di autobiografia. I titoli dei brevi testi modellano una mappa in movimento, definita di volta in volta dall’occhio del lettore. Attraversando soglie e frontiere diverse, rovesciando le stesse pertinenze di alto e basso, ogni tessera apre varchi tra contesti lontani, devia dal solco per meglio segnarne la traccia. Ed ecco che il racconto dell’insonnia porta all’urgenza di scrivere, i puntini sospensivi alla viltà, l’attrazione per un attore all’autonomia dell’opera d’arte, il trauma dei traslochi all’emancipazione delle donne, le piante alla smarginatura. La scrittura si definisce così come uno strumento paradossale, che afferma perentoriamente proprio quando sembra negare e divagare. Per incidere le apparenze dello stereotipo, per recuperare il vero occultato sotto la patina del verosimile, entra in scena un punto di vista nomade, al tempo stesso vicino e lontano dalla nostra vita quotidiana. Scavare, andare in profondità sotto questa superficie significa, in particolare, ripensare l’immaginario femminile come uno splendido graffito ancora parzialmente sepolto. Oltre il denso strato dell’immaginario neo-patriarcale, della retorica dell’emancipazione o dei buoni sentimenti: da lì si sprigiona L’invenzione occasionale.

Quando Elena Ferrante ha ricevuto la proposta editoriale di scrivere per un quotidiano, in una rubrica del sabato, lei dall’alto della sua indiscutibile abilità narrativa, ha pensato di non essere in grado di scrivere a comando. Questo mi è sembrato pazzesco, da una titubanza invece, è nata una raccolta eterogenea e vivace di articoli, in cui parla di sé, della sua vita che rappresenta un vero e proprio mistero, così come lo è la sua identità.

Leggere le sue paure, fobie, insicurezze, mi ha completamente stregato: ho intravisto l’aspetto più interessante per una lettrice curiosa come me, non mi bastano i suoi romanzi, voglio anche capire con che spirito un autore si metta a scrivere, cosa prova, cosa ha ispirato un romanzo. Elena Ferrante si lascia ispirare dalla vita, la sua, quella delle persone a lei vicine, le basta un piccolo e insignificante evento per scrivere una storia vera e propria, costruire un dramma da un evento piccolo e “normale” per lei è un esercizio di scrittura e fantasia.

Mi aspettavo di leggere tutto tranne la sua idea di appartenenza alla cultura italiana, infatti lei ammette di sentirti italiana esclusivamente per un fattore legato alla lingua: parla e scrive in italiano, dunque è di nazionalità italiana; nessun legame con la cucina, nessun legame di altro genere se non legato all’idioma.

Ha una personalità molto forte, ma al tempo stesso debole, teme il giudizio, non si sente di bell’aspetto e rifiuta anche le foto in famiglia, si sentiva rivale con sua madre, non avevo preventivato di leggere questo: i suoi articoli hanno la sua firma in tutti i sensi, c’è la sua anima in poche righe, il suo pensiero, la sua essenza. Dietro a una tastiera si sente sé stessa, nel pieno delle sue debolezze e delle sue idee fortemente femministe. Ebbene sì, è una femminista nel senso più puro del termine!

L’invenzione occasionale è un esperimento che non si ripeterà più, per questo andrebbe letto e custodito gelosamente. Chi ama Elena Ferrante come me, sarà consapevole di avere tra le mani un gioiello di gran valore, poiché ha messo nero su bianco quello che pensa, quello che prova, quello che lei è realmente… Questo è il potere della scrittura, far sentire al sicuro nonostante l’estrema vulnerabilità, e come lei stessa ammette, una necessità a cui non si può rinunciare.

Manu

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