L’amante di Lady Chatterley, di D.H. Lawrence.

La nostra è un’epoca essenzialmente tragica, perciò ci rifiutiamo di viverla tragicamente. C’è stato un cataclisma, siamo tra le rovine, incominciamo a costruire nuovi piccoli habitat, ad avere nuove piccole speranze. E’ un lavoro piuttosto duro; adesso non ci sono strade scorrevoli che portano al futuro: bisogna scavalcare gli ostacoli o aggirarli. Dobbiamo vivere, non importa quanti cieli ci siano crollati addosso.

Questa era più o meno la situazione di Constance Chatterley. La guerra le aveva fatto crollare il cielo in testa. E aveva capito che bisogna vivere e imparare.

Questo è un incipit che rende subito chiaro il quadro di riferimento, la situazione di partenza e il margine di sviluppo della storia narrata. Con il senno di poi, ho maturato questo pensiero. E’ stato faticoso per me avere un’idea chiara, non contraddittoria, e che segua una logica universalmente riconosciuta. Leggere per me vuol dire arricchirmi, aggiungere un’esperienza al mio bagaglio culturale, sentire il distacco e nei casi più particolari, provare anche un reale dispiacere, al punto da non riuscire a leggere per giorni. Questa volta mi sono sentita liberata da una zavorra immaginaria, perché Connie era entrata nella mia testa, la sua vita è descritta in un modo così intimo, i suoi pensieri sono spudorati al punto che ci si sente come lei, prigionieri.

Vi riporto la trama:

Editore:Newton Compton

Collana:MMM

Anno edizione: 2019

In commercio dal: 30 aprile 2019

Pagine: 311 p

L’amore adultero tra una nobildonna e il proprio guardia-caccia narrato in questo romanzo, il più celebre di D. H. Lawrence, scandalizzò a tal punto l’Inghilterra da essere immediatamente proibito in tutti i Paesi di lingua inglese. In realtà quest’opera difende appassionatamente le ragioni dell’amore, della passione più autentica e travolgente, della ricerca spregiudicata di un sentimento libero, genuino, intenso, di fronte a tutte le regole, i pregiudizi e le convenzioni che finiscono con l’incatenare ogni vero sentire. Giustamente i due personaggi di questo romanzo, diventato quasi mitico, Connie Chatterley e il guardiacaccia Mellors, si sono imposti, nell’immaginario contemporaneo, come modelli di una vitalità trasgessiva, intesa come ritorno alle energie pure della natura.

Connie è una donna intelligente, colta, forte, indipendente, amante dei salotti letterari europei ma sopratutto è abituata a viaggiare. Il matrimonio con Clifford Chatterley si è rivelato una trappola per la sua dimensione di donna, dal momento che in guerra perde l’uso delle gambe e le sue capacità riproduttive. Da sola con un marito egocentrico, cattivo, classista e pieno di sé, Connie vive immersa nella campagna inglese nella tenuta di famiglia dei Chatterley: una bellissima gabbia dorata. La sua vita sembra appiattirsi, l’energia vitale sembra scorrerle via proprio perché consapevole di non poter vivere da donna, da moglie e da mamma.

Questo per lei è frustrante, insufficiente, ma ammetterlo e trovare una soluzione è difficile data la confusione che prova. L’incontro con il guardiacaccia Mellors è fatale sebbene non si tratti di un colpo di fulmine, piuttosto di un istinto animalesco che è stato alimentato per troppo tempo e mai ascoltato. Il romanzo è stato definito osceno e censurato per oltre trent’anni, ossia dal 1928 al 1959, a causa dei contenuti con espliciti riferimenti al sesso.

Una lettura attenta, poco superficiale renderebbe chiaro agli occhi di chiunque che L’amante di Lady Chatterley non è un romanzo che parla esclusivamente di rapporti sessuali. E’ un ritratto crudele della società inglese, delle macerie della guerra, della difficoltà di vivere una vita che non ci appartiene. Si può sacrificare la propria felicità per non deludere qualcuno? Connie vive la sua vita così, non vuole deludere suo marito, non vuole farlo sentire inadeguato, nascondendo e dimenticando le sue esigenze di donna, facendo finta di non voler desiderare un figlio.

Ho studiato i dialoghi, ho tracciato un profilo psicologico per i personaggi principali e sono arrivata alla conclusione che non è un romanzo osceno, non è volgare, non contiene una storia banale. I riferimenti al tradimento e alla sessualità ritrovata di Connie Chatterley sono espliciti e ripetuti, estremamente inequivocabili, ma non è sufficiente per definire osceno il romanzo.

Avevo acquistato questo romanzo con delle aspettative medio-basse e mi sono dovuta ricredere: tra le righe si legge della voglia di vivere, dell’energia vitale che pensiamo di non avere, dell’egoismo umano, dei pregiudizi e sulle lotte di classe. Di fatto, è un romanzo completo e contiene tutti gli elementi necessari per far riflettere il lettore su ogni singolo evento narrato. Ancora adesso a distanza di 24 ore ho delle idee confuse, penso a lei e a come mi sia sentito anche io prigioniera al punto da sentirmi libera una volta finito il libro. Voi lo avete letto? Che sensazioni avete provato?

Manu

5 Comments

  1. Ho amato molto questo romanzo allo stesso tempo ho odiato profondamente la protagonista, se solo avessi potuta strozzarla. Ma non per l’adulterio ma per il suo atteggiamento con la figlia.

    1. Io ho rivalutato l’intero libro, lo avevo comprato solo perché faceva parte della promozione Newton Compton ed era l’unico titolo che mi interessava come terza scelta. Connie è una donna forte nella sua fragilità, il suo sentirsi fuori posto e incompleta mi ha intenerito. Io capisco cosa vuol dire vivere in un posto che non sia il tuo, che appartiene a un’altra famiglia, dunque mi è entrato in testa il suo personaggio.

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