La ragazza con l’orecchino di perla, di Tracy Chevalier.

Un quadro in una chiesa è come una candela in una stanza buia: serve a vedere meglio. E’ il ponte tra noi e Dio. Ma non è una candela protestante o cattolica. E’ una candela e basta.

Per chi ama l’arte, i romanzi storici e le storie d’amore platonico questo libro è semplicemente perfetto! La ragazza con l’orecchino di perla, di Tracy Chevalier si trova nella mia libreria da diversi mesi, mi sentivo in colpa a non leggerlo, sapendo sopratutto della sua indiscussa bellezza. Dopo un inizio un po’ lento, il romanzo prende il volo facendo sognare un amore così profondo per l’arte, la bellezza e per il proibito.

Vi riporto la trama:

Traduttore:Luciana Pugliese

Editore:Neri Pozza

Edizione: 54

Anno edizione: 2013

In commercio dal: 28 novembre 2013

Pagine: 240 p., Rilegato

Delft, Olanda, XVII secolo. La vita scorre tranquilla nella prospera città olandese: ricchi e poveri, cattolici e protestanti, signori e servi, ognuno è al suo posto in un perfetto ordine sociale. Così, quando viene assunta come domestica in casa del celebre pittore Johannes Vermeer, Griet, una bella ragazza di sedici anni, riceve con precisione il suo compito: dovrà accudire con premura i sei figli dell’artista, non urtare la suscettibilità della scaltra suocera e, soprattutto, non irritare la sensuale, irrequieta, moglie del pittore e la sua gelosa domestica privata. Inesorabilmente, però, le cose andranno in modo diverso… Griet e Johannes Vermeer, divideranno complicità e sentimenti, tensione e inganni.

Siamo in Olanda nel 1664, entriamo direttamente in casa di Griet, una ragazza di sedici anni che andrà a servizio della famiglia del pittore Veermer, la sua famiglia è povera e lei non ha altra scelta. Una volta entrata in questa casa, Griet si accorgerà che l’equilibrio da mantenere è piuttosto delicato, ci sono tanti giochi di forza, dispetti e inganni, tra cui lei dovrà imparare a convivere nel modo più sereno possibile: la sua famiglia ha bisogno della sua paga.

Quello che Griet non sa, è che giorno dopo giorno, quando pulisce lo studio del pittore, si ritrova sempre più affascinata dal mondo dell’arte e impara a guardare i quadri in un modo del tutto nuovo e personale, tanto da far valere il suo punto di vista anche al pittore stesso. Il romanzo vede il susseguirsi di molteplici protagoniste: la moglie, la suocera, le figlie, le domestiche, una più perfida dell’altra, cercando di mettere in difficoltà la nuova arrivata. Quello che mi ha affascinato in modo ipnotico è proprio la passione descritta per l’arte, per la pittura, la definizione dei colori secondo il pittore, il processo secondo cui si ottenevano i colori per dipingere… Tutto estremamente affascinante, si tratta di una leggenda ma è lecito pensare che le cose siano andate proprio così.

La delicatezza con cui viene descritto questo rapporto platonico, di protezione, di amore silente perché non possibile è la vera forza di questo romanzo: è tutto racchiuso nella tenerezza di una passione proibita ma espressa con un ritratto. Ovviamente, visto il mio rapporto con i film tratti dai romanzi, ne ignoravo l’esistenza: con una splendida Scarlett Johansonn nei panni di Griet e di Colin Firth nei panni del pittore Veermer, credo che questa volta metterò da parte i miei stupidi pregiudizi.

Voi avete letto questo libro? Cosa ne pensate dell’amore platonico?

Manu

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