La coscienza di Zeno, di Italo Svevo.

“Nessuno è mai contento della sua sorte”.

Quando ho letto questa frase ho pensato subito che fosse un’ovvietà, ma riflettendoci è una frase carica di verità. Essere eternamente scontenti sembra essere obbligatorio, dire che si è contenti e soddisfatti della propria vita ci farebbe prendere immediatamente in osservazione presso i migliori istituti di ricerca probabilmente. Eppure, nulla è più profonda e misteriosa della psiche umana, niente è più discrepante tra quello che si è e quello che si mostra, perché dire quello che si pensa e quello che si prova equivale a spogliarsi, restando nudi sotto a un riflettore. Non è esattamente la sensazione più simpatica per chi cerca ancora di capire la propria natura e cerca aiuto in un professionista. Questa è la cronaca di una psicoanalisi particolare, una terapia che prevede una descrizione per iscritto dei propri punti cardine e delle emozioni provate in relazione a loro.

La coscienza di Zeno, di italo Svevo, è uno di quei libri che stazionavano nella mia famosa lista, e speravo (con eccessivo ottimismo) di riuscire a leggerlo durante le mie vacanze al mare. Invece sono ritornata a casa con un libro gonfio di acqua di mare, sciupato, ma tanto vissuto e analizzato, pieno di sottolineature e linguette adesive per riprendere in esame alcuni passaggi. Non sono più al mare, ma era giusto onorare la lettura di questo libro, così ho ripreso il filo perso, e le nevrosi di Zeno sono ritornate a farmi compagnia. Chiunque osi affermare che gli uomini sono creature semplici ed elementari, non credo abbia letto questo libro…

Vi riporto la trama:

Curatore:Mario Lunetta

Editore:Newton Compton

Collana:I MiniMammut

Anno edizione: 2014

Formato: Tascabile

In commercio dal: 22 maggio 2014

Pagine: 345 p., Rilegato

Rimasto incompreso per lungo tempo, La coscienza di Zeno è il più importante romanzo di Svevo e uno dei capolavori della letteratura italiana contemporanea. È il resoconto di un viaggio nell’oscurità della psiche, nella quale si riflettono complessi e vizi della società borghese dei primi del Novecento e insieme la sua nascosta, tortuosa, ambigua voglia di vivere. L’inettitudine ad aderire alla vita, l’eros come evasione e trasgressione, il confine incerto tra salute e malattia divengono i temi centrali su cui si interroga Zeno Cosini in queste pagine bellissime che segnarono l’inizio di un modo nuovo di intendere la narrativa. Primo romanzo “psicoanalitico” della nostra letteratura, seppe interpretare magistralmente le ansie, i timori e gli interrogativi più profondi di una società in cambiamento.

Il romanzo è strutturato in sei capitoli, ciascuno dei quali rappresenta l’idea di Zeno su ogni aspetto rilevante della sua vita, le sue insicurezze, le sue nevrosi, le sue paure: il fumo, la morte di suo padre, la storia del suo matrimonio, la moglie e l’amante, storia di un’associazione commerciale e psico-analisi. La visione della vita è decisamente tragica, instabile, sempre pronta a perdere l’equilibrio, ma paradossalmente Zeno non compie mai nessuna azione mirata per tirare l’acqua al suo mulino, per essere lui l’artefice del suo destino. Il suo approccio alla psicoanalisi è molto interessante, non ha remore nel dire quello che pensa o quello che prova, sopratutto perché lo fa scrivendo, ma la sua brusca interruzione a causa dello scoppio della guerra fa ritornare in sé il protagonista.

E’ un romanzo impegnativo, ricco di dettagli, di eventi raccontati con una precisione maniacale, segno di un’attenzione smisurata per i dettagli. Ho sempre pensato che la parte più difficile legata alla comunicazione fosse il parlare di sé senza filtri, senza mentire, senza nascondersi e senza omettere nulla. A pensarci è una vera impresa, richiede uno sforzo sovrumano perché il giudizio di chi ascolta incute timore un po’ a tutti.

Fui sincero come in confessione: la donna a me non piaceva intera, ma… a pezzi! Di tutte amavo i piedini se ben calzati, di molte il collo esile oppure anche poderoso e il seno se lieve, lieve. E continuavo nell’enumerazione di parti anatomiche femminili, ma il dottore m’interruppe:

“Queste parti fanno la donna intera.”

Dissi allora una parola importante:

“L’amore sano è quello che abbraccia una donna sola e intera, compreso il suo carattere e la sua gentilezza.”

Questo rapporto controverso con il genere femminile mi ha fatto provare una sincera irritazione mista a fastidio, per Zeno è tutto scontato, tutto lì ad aspettare lui. Il suo rapporto con la moglie mi ha fatto sobbalzare dalla sedia diverse volte, e fatto lanciare il libro sul telo quando ero in spiaggia. Comprendo perfettamente che queste dinamiche fossero considerate “normali” in quell’epoca, ma la mia reazione resta comunque la stessa.

La sua naturale inclinazione alla tragedia e alla paranoia fanno intendere che dietro a questa personalità apparentemente priva di fragilità, invece nasconda una psiche instabile e alquanto delicata. Dalla morte del padre il senso di colpa sarà un suo compagno fedele di vita, lo accompagnerà in tutte le occasioni e gli ricorderà delle sue mancanze.

Zeno e le sua ansie mi mancheranno, non ero preparata a un’interruzione così brusca e ancora io vado a rileggere alcuni passaggi. Nella sua drammaticità, ovvietà o brutalità, io ho apprezzato tanto questo modo di narrare: la verità prima o poi viene sempre fuori. Fingere porta a mettersi da soli su un palcoscenico, ma nella vera percezione di sé la finzione porta a non avere nessun pubblico, se non la propria immagine e basta…

Manu

2 Comments

  1. Uno dei miei libri preferiti. Anche a me all’inizio procuro’ un po’ di sgomento nel leggerlo. Poi capii, come hai ben evidenziato nel tuo post, lo sforzo immane, nello scrivere di se’ senza filtri, analizzandosi e parlando alla propria anima. Molti l’hanno definito il primo libro moderno della letteratura italiana. All’inizio pensavo che questa definizione fosse eccessiva, poi leggendo libri di un altro “disadattato” come Pessoa, ho capito la grandezza anche di Svevo. Oggi i romanzi “autobiografici” in cui tutti parlano solo di se stessi, in maniera palese o nascosta, sono una valanga. Pochissimi hanno capito la valenza di cosa voglia dire analizzarsi e scrivere di se’.

    1. Condividiamo lo stesso pensiero, scrivere porta a due strade: un’analisi introspettiva oppure può servire soltanto a raccontare senza scendere troppo nei vari profili psicologici. La coscienza di Zeno mi ha spiazzato proprio per questa capacità di leggersi dentro e metterlo poi per iscritto.
      I romanzi attuali hanno tante parole, si racconta davvero tanto, ma scrivere veramente di sé stessi e un’altra cosa. Grazie 🙂

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