Un dolore così dolce, di David Nicholls.

A volte la felicità si vive come qualcosa di insolito, temporaneo, e siamo anche pronti a vivere la disillusione del momento. Questo inizia nella fase dell’adolescenza e per i più sfortunati continua fino all’età adulta. Spinta dalla curiosità per un genere che non mi appartiene, e spinta da un consiglio da chi lo ha già letto, mi sono avventurata in un percorso esistenziale fatto di separazioni, insicurezze e drammi.

Sarà che voglio iniziare un altro libro, ma questo è bastato per accelerare con la lettura di “Un dolore così dolce” di David Nicholls. Ci sono romanzi la cui lettura è emotivamente impegnativa, assumendo le sembianze di una storia struggente, in cui tutto è pronto a capovolgersi, e trovare un nuovo equilibrio si rivela essere un processo doloroso.

Vi riporto la trama:

Traduttore:Massimo Ortelio

Editore:Neri Pozza

Collana:Bloom

Anno edizione: 2019

Pagine: 383 p., Brossura

È l’estate del 1997 a Londra, l’estate del New Labour, della morte di Lady Diana e della fine della scuola per Charlie Lewis. Cinque anni terminati in un batter d’occhio e suggellati dall’immancabile ballo nella palestra della scuola, coi professori alla consolle che azzardano persino Relax dei Frankie Goes to Hollywood o Girls and Boys dei Blur, i ragazzi che si dimenano selvaggiamente e le ragazze che ancheggiano con malizia. Cinque anni in cui Charlie Lewis si è distinto per non essersi mai distinto in nulla. Né bullo né mansueto, né secchione né ribelle, né amato né odiato, insomma uno di quei ragazzi che, a guardarli nella foto di fine scuola, si stenta a ricordarli, poiché non sono associati ad alcun aneddoto, scandalo o grande impresa. Ora, però, per Charlie è giunta l’ora di definire la propria personalità, il che alla sua età è come cambiare il modo di vestire e il taglio dei capelli. Un’impresa di non poco conto, visto che, dopo aver cominciato a lavorare in nero alla cassa di una stazione di servizio per circa dodici ore la settimana, Charlie non sa che farsene di quella lunga estate. Per giunta, a casa le cose non vanno per niente bene. Sua madre se ne è andata e suo padre, un uomo mite, cade spesso preda della malinconia. Un giorno, il giovane Lewis afferra Mattatoio n. 5 di Kurt Vonnegut, scelto giusto perché c’è la parola mattatoio nel titolo, e se ne va a leggere su un prato vicino casa. Qualche pagina letta e poi si addormenta all’aria aperta, per svegliarsi qualche tempo dopo intontito dal sole e dalla meravigliosa visione di una ragazza dalla carnagione pallida e i capelli neri. È Frances Fisher, detta Fran. Viene dalla Chatsborne, una scuola per ricchi che se la tirano da artisti e indossano vestiti a fiori vintage e magliette che si stampano da soli. Fran fa parte della cooperativa del Bardo, un gruppo teatrale di ragazzi come lei che vogliono mettere in scena «una storia di bande rivali e di violenza, di pregiudizio e amore»: Romeo e Giulietta di Shakespeare. Charlie non è felice né indaffarato, e dunque si innamora perdutamente di Fran. Per stare con lei, tuttavia, deve affrontare una sfida improba: entrare a far parte della compagnia diretta da un tipo paffuto e con gli occhioni da King Charles Spaniel. Commovente, incantevole e struggente, insieme, Un dolore così dolce è una commedia amara sull’impervio passaggio all’età adulta, sul potere vivificante dell’amicizia e sulla fulminea, bruciante esperienza del primo amore.

Charlie Lewis è un adolescente sensibile, legato alla famiglia, appassionato alla lettura, e vive un rapporto estremamente conflittuale con i suoi genitori. Questo è quello che basta per spingerlo a leggere in solitudine, fino a quando non incontra per caso una ragazza che scappa e lui si nasconde pensando di essere capitato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Fran è il suo primo colpo di fulmine, ma si sente in difetto come se gli mancasse qualcosa di importante per essere interessante ai suoi occhi. Così, si ritrova in una bizzarra compagnia teatrale in cui studiano a fondo Shakespeare e si comunica usando le espressioni inventate dal drammaturgo britannico.

Charlie Lewis racconta la sua adolescenza con una dolce amarezza, è sensibile ma soffre, osserva ma non agisce, mentre tutti intorno a lui hanno il coraggio delle idee e delle azioni. Tutti, inclusa sua madre che lascia la famiglia per inseguire un mezzo sogno di felicità con un collega. La famiglia di Charlie è precaria, molto precaria: un padre disoccupato e alcolizzato, una madre che cambia vita repentinamente dimenticandosi dei figli, la scuola diventa un supplizio.

“Un dolore così dolce” è un romanzo molto struggente, intenso, pieno di sentimenti che si provano quotidianamente nella realtà, con un sottofondo costante rappresentato dal teatro e dalle citazioni letterarie. Stilisticamente rasenta la perfezione, infatti, una volta finito ho provato una sensazione di pace per Charlie, il finale è stato decisamente all’altezza delle mie aspettative.

Ma le storie d’amore sono noiose. L’amore è una cosa normale solo per chi non lo vive, e il primo amore è spesso goffo e ghiandolare. Shakespeare doveva saperlo: prendete il testo della storia d’amore più famosa del mondo e provate a stringere fra pollice e indice le pagine dove gli amanti sono davvero felici, non il crescendo che precede l’amore o il conflitto che ne consegue, il lasso di tempo in cui l’amore è condiviso e sereno. Si tratta di una manciata di pagine, il breve interludio fra anelito e disperazione. Le confidenze e l’intimità dell’amore nuovo, la complicità, i cuori essi a nudo, le rassicurazioni e i giuramenti, di questa roba ce n’è quanto basta; non so se nella prima versione ci fosse la scena in cui gli amanti parlavano delle loro pietanze e canzoni preferite, ma se c’era, Shakespeare ha fatto bene a tagliarla nella seconda stesura.

Questo è l’estratto che più rappresenta l’anima del romanzo: l’amore nella sua punta massima dura poco, tutto il resto è solo un dolore dolce.

Manu

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