Favola di New York, di Victor Lavalle.

La testardaggine che mi contraddistingue, a volte, mi fa compiere delle scelte e mi fa andare fino alla fine pur avendo una strana sensazione addosso. Fin da quando mi sono accorta di “Favola di New York” di Victor Lavalle, come romanzo in uscita, io ho capito che non avrei potuto fare altro che leggerlo, con la consapevolezza di provare paura, amore, sconvolgimento emotivo e speranza, la speranza che tutto fosse un sogno.

Chi mi conosce sa che io ho un debole per questo genere di romanzi, leggo Murakami provando la stessa sensazione di sbandamento e confusione che potrebbe provocarmi un bicchiere di vino, ma lo leggo ugualmente. Sono delle emozioni che a volte vanno provate, e Victor Lavalle mi ha letteralmente portato per mano da un livello in cui vedevo la luce del sole e la sua magia, fino al punto più profondo che possa esistere, nel buio più totale, facendomi vedere cosa accade nella mente di una persona che perde la lucidità.

Vi riporto la trama:

Traduttore:Sabina Terziani

Editore:Fazi

Collana:Le strade

Anno edizione: 2019

In commercio dal: 6 giugno 2019

Pagine: 510 p., Brossura

Il piccolo Apollo, figlio della New York di oggi, cresce con la madre, giovane single di origini ugandesi. Il padre, che è sparito nel nulla, gli ha lasciato solo una scatola di libri e uno strano incubo ricorrente. Da grande, Apollo diventa un commerciante di libri antichi e si innamora della bibliotecaria Emma, insieme alla quale ha presto un figlio. Ma il nuovo arrivato incrina l’idillio della coppia: lui rivive l’abbandono del padre e, alle prese con i propri fantasmi, fatica a comprendere che in lei qualcosa è cambiato. Emma si comporta in modo strano, è sempre più distante e insofferente fino a quando, un giorno, compie un gesto indicibile. Quanto possono essere oscuri i segreti delle persone che più amiamo? Inizia così l’avventura di Apollo alla ricerca della verità su quell’atto terribile: un viaggio che lo porterà su un’isola misteriosa nel cuore della metropoli dove accadono cose al di là di ogni immaginazione e dove la vita quotidiana in una modernissima New York si sospende per lasciare spazio al mito e alla leggenda. Finalista ai pen America Literary Awards e apparso fra i migliori libri dell’anno per «The New York Times», «Time» e «usa today», questo romanzo è una favola commovente ambientata nell’America di Trump, che racconta il coraggio richiesto per essere genitori ai giorni nostri fondendo il fiabesco dei Grimm, l’orrifico di Poe e il distopico di Black Mirror.

La storia di Apollo è decisamente unica nel suo genere, è un bambino appassionato di libri e crea un piccolo impero proprio grazie alla sua capacità di rivendere ciò che non leggerà più. In una giornata qualunque, conoscerà Emma, la donna che diventerà sua moglie e chi gli farà provare l’amore più vero e intenso della sua vita. Fino a questo punto, ho letto soltanto di amore e magia, di armonia e condivisione. Poi non so cosa sia accaduto… La storia ha subito una lenta e graduale involuzione con la nascita del piccolo Brian.

Diventare genitori è uno degli eventi più rivoluzionari nella vita di un essere umano, cambia veramente tutto e a volte si perde la lucidità, la capacità di ragionare e di riconoscere che si sta vivendo un problema. Emma e Apollo vivranno una fase delicata della loro vita di coppia, dovuta principalmente a un adattamento alla nuova vita che fatica ad arrivare.

Da questo momento in poi non sarà più una favola, ma un incubo in cui Apollo entrerà ed uscirà, lo stesso incubo che faceva sin da bambino: un uomo che si toglie la maschera e si dimostra come suo padre. Vivere un incubo perenne, per due terzi del romanzo, mi ha molto inquietato e mi ha fatto capire che i demoni che si combattono vivono principalmente nella nostra testa. Apollo va alla ricerca di Emma, ritrovandosi in un mondo fantastico in cui vivono troll, streghe, e l’energia vitale appare come un’alone azzurro intorno al corpo.

Il demone di Emma è la sua depressione, vive dentro di lei e contagia negativamente tutto ciò che ha intorno: non riesce a tornare a lavorare, non riesce ad occuparsi di Brian, non riesce a occuparsi di suo marito Apollo. “Favola di New York” è un’opera magistrale, un libro che non si può fare a meno di leggere perché non si può ignorare o negare che prima o poi in quel buio ci passiamo tutti. Essere empatici come me, poi, non aiuta… Ho provato una lenta agonia, mista a speranza: ho sperato per tutto il libro che fosse un sogno nel sogno.

Apollo mi mancherà da morire, è decisamente uno dei personaggi maschili migliori che io abbia mai letto: la sua passione per i libri, la sua capacità di mantenere la razionalità, il suo continuo minimizzare gli eventi, danno un equilibrio sempre nuovo a un romanzo che di equilibrato ha ben poco.

Sarò un po’ offuscata anche io, ma ora come ora, lo rileggerei per cogliere tutte quelle sfumature che non ho saputo cogliere per la mia emotività e per la paura di quello che sarebbe accaduto dopo. Entrare nel proprio incubo e viverlo, mi ha leggermente inquietato. Giusto un po’…

Manu

Nelle storie, nei miti e nelle fiabe di cui aveva parlato Cal, gli eroi agivano ma non si conoscevano mai le ragioni che li determinavano. Non possedevano una vita interiore, erano pura azione. Gli déi e le gorgoni si alleavano per attaccarli, e loro non deponevano mai la lancia e lo scudo, non scappavano, anzi si inoltravano nella foresta fitta e oscura. i erano mai sentiti come si sentiva Apollo in quel momento? Si erano mai sentiti persone vere e non i personaggi che erano poi diventati? In fondo erano esseri umani. L’ombra degli orrori del mondo doveva pur averli fatti rabbrividire; si erano pur chiesti se fossero riusciti a riveder le stelle. E in un modo o nell’altro avevano perseverato. Forse era proprio quello il senso del tramandarsi le storie da una generazione alla successiva.

Se loro sono stati coraggiosi, anche noi possiamo esserlo.

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